Entourage. La serie diventa film. Era meglio di no…

La versione Hollywood della storia degli amici che volevano sfondare a Hollywood

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Entourage
di Doug Ellin
con Kevin Connolly, Adrian Grenier, Kevin Dillon, Jerry Ferrara, Jeremy Piven
Voto 5

Se non hai visto Entourage sotto forma di serie sui canali Jimmy, Fx e Rai 4 ti trovi davanti una storia di amici d’infanzia che vogliono sfondare a Hollywood, cazzeggiano a morte tutto il giorno, guidano macchinoni, fanno citazioni, salutano attori famosi e si comportano come se tu li conoscessi. In teoria è la storia degli amici del produttore Mark Wahlberg. Uno ha troppe donne, uno ne vuole una che sembra un guerriero da strada, uno vuole un Oscar ma ha il cattivo gusto di masturbarsi online, uno è un produttore deciso a tutto (anche all’idealismo) e il bellone protagonista e ritroso vuole scrivere e dirigere con il final cut un blockbuster di Dj e zombi: a latere un finanziatore texano e  il suo invidioso erede (il triste ritorno dell’Haley Joel Osment ex bambino prodigio di Il sesto senso e A.I.) mettono i bastoni tra le ruote per una questione di donne e dovrebbe rappresentare l’eterna lotta tra arte e capitale. L’insieme frullato non sta insieme, a meno che tu non abbia in memoria un manuale della serie. Lo spettatore normale dopo un po’ si limita a vedere quanto si divertono loro e quanto poco lui. E come sagra del luogo comune questo film ne batte molti. Il senso del tutto sta nella scena del red carpet hollywoodiano: i nomi famosi passano, sorridono e benedicono, tu guardi e  torni a casa. Jeremy Piven è bravo, ma si sapeva già.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori