Old Fashioned Lover Boy, giovane cantautore sul palco di Collisioni

È appena uscito il suo primo album "The Iceberg Theory", che ha presentato sul palco di Collisioni. L'abbiamo intervistato per conoscerlo meglio.

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Partiamo col dire che Old Fashioned Lover Boy è italiano, nonostante il nome d’arte, e ha da poco pubblicato il suo primo album The Iceberg Theory, prezioso già nella confezione serigrafata a mano. Ha avuto la possibilità di esibirsi a Collisioni tramite KeepOn, il circuito nazionale dedicato ai live club. Sul sito le sue esibizioni sono state tra le più votate dal pubblico italiano che l’ha visto esibirsi in giro per l’Italia e anche qui a Barolo in molti si sono posizionati di fronte al palco. Da giovani a giovani, siamo andati a fare due chiacchere per conoscerlo meglio.

Ti presenti così: “Old Fashioned Lover Boy nasce nel momento in cui tutte le canzoni scritte, e non rientrate nei dischi pubblicati sotto altri appellativi, erano state rovinate e raccolte in una cartella”.

Una parte dei pezzi contenuti in questo disco non erano stati scritti per rientrare in un disco e nemmeno secondo il nome OFLB, erano pezzi che avevo sempre tenuto da parte per me. Poi trasferitomi a Milano ho aperto per caso i concerti di alcuni artisti e le etichette stesse che mi hanno invitato a questi concerti mi hanno proposto di mettere il mio materiale in un disco. Io nel frattempo avevo registrato le tracce, le avevo trasformate in un contenuto ascoltabile anche se non avevo l’idea di pubblicarle in un disco. Gli arrangiamemti sono poco pensati, istintivi, ho registrato tutto in 3 giorni e 3 notti nello studio di un amico a Napoli.

Il tuo nome anticipa un po’ quello che è la tua musica.

È un nome che mi rispecchia, sono ancora un ragazzo ma mi sento maturo. Comunque mi piaceva l’idea di un nome molto lungo che si potesse racchiudere in una sigla (OFLB), anche se non funziona molto bene perchè in molti lo storpiano. Sottolineo che non c’è nessun collegamento con la canzone dei Queen (ride).

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Quando ti sei avvicinato al folk e perchè hai scelto di cantare in inglese? 

Con la band in cui suonavo il genere era indie-rock, la radice dei brani però era folk, poi finiva in una commistione di suoni creati da cinque persone che arrangiavano i brani in qualcosa di più aggressivo e molto meno folk. Quando ho cominciato a scrivere per me stesso ho ripreso canzoni che sentivo personali e poco adatte adarrivare alla gente, invece ho capito che quando sei te stesso arrivi più facilmente. Il mio genere è folk, però c’è dentro shoegaze, rock. Con la band ho fatto un disco in italiano pensando che la cosa potesse funzionare ma era un modo di comunicare che non era mio, affrontavo con difficoltà i concerti.

E la teoria dell’iceberg?

The Iceberg Theory perchè mi piace l’iceberg, ha una forma molto elegante da lontano, all’apparenza è molto forte ma in realtà è fragile. Mostra una piccola parte di sè e ne nasconde una molto più grossa sotto la superficie dell’acqua. La Iceberg Theory è anche una teoria di scrittura di Hemingway che richiama l’essenzialità della scrittura. Entrambe le cose confluiscono nel disco che è all’apparenza molto semplice ma nasconde anche molte sfumature di suono che spesso al primo ascolto non si colgono.

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.