Caparezza chiude lo Sherwood 2015 col botto

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Foto: Andrea Giovannetti

Lo Sherwood Festival chiude la sua edizione 2015 con il concerto di Caparezza e fa letteralmente il botto: tutto pieno, sia sotto il palco che sulla vicina collinetta, e il Capa ripaga alla grande l’affetto del pubblico e degli organizzatori della manifestazione (per lui settimo concerto qui in 15 anni di carriera, e ci ha tenuto a ricordare dal palco come abbiano creduto in lui sin dal primo album, avendolo sempre voluto come ospite in occasione di ogni suo tour).
Oltre due ore di pura energia, con l’arte come filo conduttore di tutto il concerto, così come lo è per il disco (non a caso il nome di questa parte del tour è Museica II – The exhibition). Oltre due ore di pogo e salti sotto il palco, nonostante i 32 gradi e un’umidità paurosa, che costringono gli addetti della sicurezza ad innaffiare letteralmente il pubblico ad intervalli regolari, quasi fossero un prato di fiori.
E proprio con un mazzo di fiori, per la precisione girasoli, si presenta sul palco Caparezza, partendo subito col piede ben schiacciato sull’acceleratore con Mica Van Gogh e poi Abiura di me, giusto per far capire che nemmeno il caldo fermerà la voglia di divertirsi e fare casino. E allora avanti con Sono il tuo sogno eretico, in cui vengono rappresentati sul palco i tre protagonisti della canzone: Giovanna d’Arco, Girolamo Savonarola e Giordano Bruno, seguita da Teste di Modì, tributo ai tre ragazzi che ingannarono tutto il mondo della critica dell’arte con le loro false teste scambiate per dei veri Modigliani.
Si prende spunto anche da Hitler e dalla sua follia totalitarista e anti-artistica per ricordare che non esiste Nessuna razza, seguita da Follie preferenziali, inno contro ogni guerra. Torniamo dentro il museo con Comunque Dada e Il dito medio di Galileo, durante la cui coda strumentale il Capa si cimenta nel dipingere una tela in diretta, che poi regalerà ad un fortunato spettatore.
Nella sua parte centrale il concerto vede anche un momento di pausa per le gambe, affaticate dal caldo e dal continuo saltare, e allora assistiamo alla lezione di stile del professor Salvemini che, cantando Cover, ci fa vedere tutte le copertine citate nel testo della canzone, ci racconta del suo amore per la scrittura in China town e propone poi la sempre attuale Eroe (Storia di Luigi delle Bicocche).
Il tempo di prendere fiato è finito, ci si è riposati fin troppo, e allora si torna a fare sul serio con Argenti vive, brano metal che fa scatenare il pogo più sfrenato sotto il palco, seguito da Ilaria condizionata (quasi beffardo per il meteo della serata sentire Da dove arriva tutto questo freddo? / Com’è che sento tutto questo freddo?) e Non me lo posso permettere, che prende spunto dalle cifre folli delle aste d’arte per arrivare a ragionare di tutte le cose che non ci possiamo permettere al giorno d’oggi. E’ la volta di La fine di Gaia e Vieni a ballare in Puglia, introdotta da una galleria d’arte iperrealista che vede tra le varie immagini proiettate sullo schermo, l’Ilva di Taranto, le mense della Caritas, e i barconi dei migranti. Prima di proseguire Caparezza presenta la sua band (Rino Corrieri alla batteria, Giovanni Astorino al basso, Gaetano Camporeale alle tastiere, Alfredo Ferrero alle chitarre e Diego Perrone alla voce) e si sofferma sui fatti di cronaca accaduti in Veneto negli ultimi giorni, mostrando la sua solidarietà agli abitanti delle vicine cittadine di Mira e Dolo, colpite e devastate da un tornado, e sulla protesta di Treviso contro gli immigrati, affermando che “non si può dire di essere cristiani e poi andare a bruciare i mobili degli immigrati”. E parte Avrai ragione tu, che conclude la prima parte del concerto.
Ma il pubblico non è stanco: nonostante due ore a saltare, nonostante il caldo infernale continua ad acclamare a gran voce il Capa, e allora ecco il rapper pugliese tornare ancora sul palco e regalare tre bis: Vengo dalla Luna, Fuori dal tunnel (brano con cui ammette di aver fatto pace dopo il successo arrivato in maniera imprevista ma grazie ad un’interpretazione totalmente straniata del senso della canzone, e che per questo non veniva più eseguita live), e il gran finale con Goodbye Malinconia.
Uno spettacolo assolutamente da vedere: diventente, geniale, con decine di gag e trovate, tutte intelligenti, tutte che puntano a far ragionare e ad accendere il cervello. Quello che porta in scena Caparezza è l’evoluzione del teatro-canzone inventato da Gaber, e che ha nella sua versione che potremmo definire “2.0” una valida prosecuzione.

Qui sotto una photogallery della serata, più in basso la scaletta del concerto.

Ecco la scaletta del concerto:
1. Mica Van Gogh
2. Abiura di me
3. Sono il tuo sogno eretico
4. Teste di Modì
5. Nessuna razza
6. Follie preferenziali
7. Comunque Dada
8. Il dito medio di Galileo
8. Cover
9. China town
10. Eroe (storia di Luigi delle Bicocche)
11. Argenti vive
12. Ilaria condizionata
13. Non me lo posso permettere
14. La fine di Gaia
15. Vieni a ballare in Puglia
16. Avrai ragione tu (Ritratto)

17. Vengo dalla Luna
18. Fuori dal tunnel
19. Goodbye Malinconia

 

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".