Stephen King 2006: L’Ombra del Cellulone

La catastrofe è globale anche questa volta, ma il responsabile non è un virus. E’ un Impulso sonoro letale con la I maiuscola (spedito da chissà chi), che coglie dall’orecchio dritto nelle cervella chiunque sia proprietario di un telefonino portatile...

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La catastrofe è globale anche questa volta, ma il responsabile non è un virus. E’ un Impulso sonoro letale con la I maiuscola (spedito da chissà chi) che,  dall’orecchio coglie dritto nelle cervella chiunque sia proprietario di un telefonino cellulare, rendendolo prima un maniaco assassino decerebrato, poi (chi sopravvive) parte infinitesimale di un immenso circuito integrato caricato a ghetto blasters e formato essenzialmente da zombies divoratori di carne umana (e, come da tradizione, un po’ rincoglioniti e affamatissimi) che cercano di ridarsi un assetto e un ordinamento sociale sopportabile e simile a quello perduto. I pochi, fortunati non-possessori di telefonino si ritrovano in pochi, disperati e circondati da questa massa disumanizzata e vorace, e combattono con tutte le proprie forze l’impari battaglia.

Cell_by_Stephen_KingQuesto, in sintesi, il sunto di “Cell”, lavoro del 2006 del mago dell’horror Stephen King. Il quale King, attingendo un po’ al fortunato “L’Ombra dello Scorpione”, parecchio a “Io sono leggenda” di Richard Matheson e molto anche agli zombie instant books attualmente in voga tra gli adolescenti yankee, confeziona un lavoro minore che comincia benone (a Boston, ultima capitale del terrore importato) e termina noiosamente, senza scossoni, colpi di scena o un “coup de theatre” che possa rivalutare almeno centocinquanta pagine buone di pura, pesante, riconoscibilissima noia. Ci sono momenti degni del King migliore, soprattutto nelle prime pagine ma, come dire: per il resto del libro, fatta eccezione per l’accostamento “dipendi dal telefonino = sei uno zombi”, c’è davvero tanto, tanto mestiere contro pochissima fantasia. Certo, da un mito vivente come King ci si attende sempre l’impossibile ma, ahinoi: i tempi di “It” e de “L’Ombra dello Scorpione” (Per non dire di “The Shining”) sono lontanissimi. Oggi, incombe l’ombra del Cellulone. Meglio quattro chiacchiere tra amici. O rileggersi “Stand By Me” e rifarsi un po’ la bocca.

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Fulvio Bacci
Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne "Ginocchio". Ha amici molto spiritosi.