Le fiabe africane di NNeka tra lotta e speranza

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Il vento d’Africa soffia sul World Music Festival di Merano, per la terza e ultima data italiana di Nneka, giovane cantautrice nigeriana in tour in Italia per presentare il suo ultimo album “My Fairy Tales”. Nneka Lucia Egbuna nasce nel 1981 a Warri, in Nigeria, da padre nigeriano e madre tedesca e a 18 anni si trasferisce in Germania, dove intraprende la carriera di cantante e gli studi di antropologia. Nella lingua degli Igbo il suo nome significa “la Madre suprema, la Madre migliore”. La sua musica è un frullato di reggae, afro-beat, hip-hop, funky-soul e desert-blues innestato su testi diretti e politicamente impegnati a raccontare le piaghe del proprio paese d’origine. Del suo ultimo lavoro dice: “L’ho intitolato “My Fairy Tales” in contrasto coi precedenti lavori, dai titoli molto duri, ma c’è anche dell’ironia nel presentare queste “mie belle fiabe”, ispirate a una realtà piuttosto amara. L’approccio è più sereno e proiettato verso il futuro: si parla della mia vita fuori e dentro l’Africa, ma anche delle battaglie combattute dal popolo nero per la giustizia e la libertà. La mia musica è un mezzo per prendere coscienza delle situazioni di criticità sociale. Dal punto di vista dei suoni ho cercato di rappresentare il continente africano in chiave moderna e contemporanea”. L’atmosfera a Merano è magica, quando scende la sera su una location incantevole come quella dei Giardini Trauttmansdorff, dove gli artisti suonano su di un palco allestito su una piattaforma nel bel mezzo del Laghetto delle Ninfee, con tutto il pubblico intorno a fare da cornice. Nneka si presenta all’insegna della semplicità con un vestito bianco a frange e dei pantaloni di jeans, la lunga chioma raccolta in una cuffia, accompagnata da una band per tre quarti nera, a cui si aggiungerà un vocalist nel corso dell’esibizione. Si parte con “Book of job”, dall’ultimo album, e “Walking”, hit tratta dal secondo disco “No longer at ease” (2008), che l’ha consacrata presso il grande pubblico. Sono indubbiamente buone vibrazioni, che invitano a muoversi e ballare, al ritmo di una sezione ritmica che vibra in profondità. Non a caso i suoi modelli musicali sono Fela Kuti, Bob Marley e Nina Simone. Su “Babylon” Nneka detta il ritmo al cajon e poi ripesca dal repertorio passato “Victim of truth” e “Shining star”, prima di tornare al presente sulla trascinante “Believe System”. “Local Champion” e “Do you love me now?” aprono la strada a “Soul is Heavy”, title-track del suo penultimo disco targato 2012, in cui duetta assieme a un vocalist di colore. Nneka è di natura schiva ma non si sottrae alla presentazione di “Heartbeat”, in cui afferma che bisogna lottare contro corruzione, violenza e movimenti fondamentalisti. Per interpretare la sua più grande hit si presenta con un elegante velo ad agghindare la chioma fluente, mentre il pubblico applaude e si dimena sulle rive del laghetto. C’è ancora il tempo di un paio di bis prima della conclusione sulle note di “Pray for you”, canzone dedicata alle anime innocenti violentate dalla follia fondamentalista di Boko Haram, un inno alla lotta e alla speranza di trasformare finalmente l’odio in amore.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.