I dEUS al Carroponte: vent’anni di rock in vetrina

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I dEUS sono un grande gruppo e Tom Barman è il suo profeta. Dopo averli visti in azione al Carroponte di Milano l’assunto è ancora più valido. Stupisce piuttosto che suonassero sul palco laterale e che ci fossero solo duemila persone ad assistervi. Meglio per chi c’era, che ha potuto gustarseli da vicino, in questo live-set che celebra vent’anni di carriera.
Era il 1994 quando uscì il folgorante debutto di “Worst Case Scenario”, seguito due anni dopo dall’altrettanto dirompente “In a Bar Under The Sea”, che rivelarono alla scena internazionale l’esistenza di un gruppo belga di prima grandezza. Difficile definire il loro genere, che è una sovrapposizione di stili che vanno dal rock al blues passando dal jazz al punk fino all’elettronica. Inconfondibile la voce di Tom Barman, deus ex machina del progetto e unico superstite della formazione originaria assieme a Klaas Janzoons, dalla presenza scenica estremamente fisica e carismatica.
I dEUS salgono sul palco a una manciata di minuti dalle 22 e aprono le danze con le atmosfere rarefatte di “Slow”, con Barman alle percussioni e il basso di Alan Gevaert che vibra in fondo allo stomaco. Poi è la volta di “Via”, dall’album di esordio, e il pubblico già capisce che andrà incontro a una serata da non dimenticare. “Grazie Milano” sono le prime parole di Barman, prima di intonare “The Architect”, uno dei brani migliori di “Vantage Point” (2008), disco mai abbastanza considerato. “Stiamo celebrando vent’anni di dEUS” continua Barman e partono “Constant Now”, dal penultimo album “Keep You Close” (2011), e “Stop-Start Nature”, tratta da quel “Pocket Revolution” uscito nel 2005 dopo ben sei anni di silenzio discografico. Ma è con “Instant Street” che i dEUS esprimono a pieno il loro genio: un brano che parte piano per crescere inesorabilmente fino a una coda finale al fulmicotone.
Era il 1999, l’anno di “The Ideal Crash”, stranamente uno dei dischi meno rappresentati dal vivo. Difficile commentare la scaletta perché non si tratta di un greatest hits, ma si pesca lungo tutta la produzione del gruppo. Il più recente “Following Sea” (2012) si fa rispettare con “Sirens”, “Girls Keep Drinking” e “Quatre Mains”, l’unico pezzo in francese in scaletta. Senza dubbio gli estratti dai primi due album scatenano l’entusiasmo del pubblico: accade per “Fell Off The Floor, Man” e soprattutto appena partono le prime note di “Little Arithmetics”, una delle vette assolute del gruppo di Anversa. Il finale regala una perla dietro l’altra: “Serpentine”, “Hotellounge (be the death of me)”, la travolgente “Roses”, la strepitosa “Theme From The Turnpike” con l’urlo finale di Mauro Pawlowski, prima chitarra e seconda voce che funge da perfetto contraltare a Barman.
Il pubblico del Carroponte non è affatto sazio e i dEUS ne placano la sete con due pezzi da novanta come “Bad Timing” e la celeberrima “Suds & Soda“, introdotta dal violino impazzito di Klaas Janzoons che assomiglia a una sirena inceppata. Una grande serata nel nome del rock con uno straordinario maestro di cerimonia come Barman e una band che avrebbe meritato ben altre dimensioni.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.