“Io e Santana? Due nerd del blues”

Carlos Santana ha da poco pubblicato la sua autobiografia "Suono Universale - La mia vita", scritta a quattro mani con il giornalista musicale Ashley Kahn.

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Carlos Santana al centro con Ashley Kahn a destra

Ashley Kahn è un giornalista musicale, scrive per i principali magazine americani e ha pubblicato numerosi libri soprattutto sul jazz; quest’anno ha vinto il Grammy Award e si dice davvero orgoglioso di questo perchè «per i musicisti ci sono differenti premi per una canzone, mentre c’è un solo Grammy per chi scrive i libretti contenuti negli album». Ha da poco pubblicato con Carlos Santana The Universal Tone l’autobiografia ufficiale del chitarrista scritta a quattro mani, uscita in Italia con titolo Suono Universale – La mia vita (Mondadori). Un libro che va oltre lo sterile racconto di fatti avvenuti dove il titolo rispecchia completamente la profonda filosofia di vita del protagonista. Ashley Kahn ci racconta in questa intervista la sua percezione musicale e la figura di Carlos, «intensa come l’inferno e spirituale come il Dalai Lama».

(The english version is available at the end of the page)

Hai ricoperto diversi ruoli nel mondo musicale (deejay, produttore musicale, road manager). Sei soprattutto un giornalista, è questo il ruolo che più ti si addice?
Credo che sia tutto parte della stessa cosa. La passione per la musica e il supportare la sua forma d’espressione. Non riesco a vedere un ruolo migliore di un altro, ho avuto la fortuna di avere talento nello scrivere che comunque serve in qualsiasi lavoro nella vita. Qualcuno mi definisce “critico musicale”, ma odio quella parola.

Perché?
Perché non faccio recensioni, guardo alla musica in modo più filosofico. Se qualcuno si sta godendo un pezzo di musica io non voglio essere la persona saccente che dall’alto dice “non dovresti ascoltare questa roba”, il ruolo della musica è proprio quello di farti divertire, di coinvolgerti, ed è bellissimo. Se si vuole osservare la musica in maniera più profonda, capendo in che modo la musica riesce a parlarti, a parlare di vita, allora posso raccontare di John Coltrane o di Carlos Santana, delle storie e dei significati che nascono nella musica. Ma non voglio essere chiamato critico.

Hai scritto molto riguardo al jazz, tra i tuoi libri figurano anche Kind of Blue: The Making of the Miles Davis Masterpiece e A Love Supreme: The Story of John Coltrane’s Signature Album, dove racconti la storia dei due album. E’ il genere musicale che preferisci?
Il mio genere preferito cambia sempre, ma credo che nel jazz ci sia una cosa speciale. E’ una mia filosofia personale: se tu disegni un cerchio e nel contorno poni i più svariati stili musicali, rock’n’roll, pop, dance, musica classica, musica di altre culture, al centro puoi mettere il jazz. E’ un tipo di musica che si pone in maniera curiosa e si lascia ispirare da tutti gli stili. E’ una membrana aperta alle influenze che entrano ed escono, è lo stile musicale più poroso in assoluto perché non è legato alla tradizione ma è aperto all’innovazione, che essa venga dalla musica di altre culture o da quella di Katy Perry.

Molte persone non si avvicinano al jazz perché non lo capiscono.
Che cos’è la musica? Per me è una questione emotiva, la musica prima si percepisce nel cuore e poi nella testa. Ho comprato A Love Supreme di John Coltrane perché il proprietario del negozio di dischi mi disse: “Devi ascoltare questo”. A casa ho messo su il disco e mi sembrava una cosa completamente estranea, non riuscivo a capirlo. Poi accadde qualcosa quando lo riascoltai per la prima volta due anni dopo, all’università, e mi misi quasi a piangere. Ecco cosa è capace di fare la musica, è comunicazione di sentimenti, non bisogna capirla. Molte persone hanno una storia simile con questo disco: un ragazzo che suonava le congas nella band di Santana un giorno gli disse: “Qui c’è un canna e qui c’è A Love Supreme, ascoltalo”. Carlos lo ascoltò seduto nell’appartamento e poco dopo si chiese stranito cosa fosse quella roba. Ma tre anni dopo lo riascoltò e ne rimase folgorato. Anche John McLaughlin o Kenny Garrett, la prima volta che sentirono il disco non riuscirono a capirlo, a trovare una chiave per ascoltarlo. Bisogna lasciare semplicemente che la musica entri dentro di noi senza resisterle. Santana per la sua Samba Pa Ti aveva le parole ma ha decise di ometterle comprendendo quanto già potente fosse il messaggio solo con la melodia.

coverSantanaItCome hai conosciuto Santana?
Carlos ha letto il mio libro su A Love Supreme. Un giorno mi chiamò e mi chiese se potessi recarmi a Las Vegas (città dove lui abita), dovetti sostenere un audizione. Quello che mi aiutò a passare l’audizione fu il fatto di prendere appunti fin dal primo momento, fin dal primo incontro con Carlos, il suo manager e il suo agente per il libro. Avevo davanti a me il mio taccuino e segnavo quello che lui diceva, questo Carlos l’ha notato, ha capito che lo stavo veramente ascoltando. Diede alcune indicazione riguardo al libro, spiegò la sua idea e come lo voleva fatto, così io ho cercato di realizzarla. Universal Tone è il suo libro, non il mio. E’ la sua storia, la sua memoria e soprattutto la sua voce in parola, e questo non è stato semplice.

In che modo avete lavorato al libro?
Carlos racconta le storie dall’inizio alla fine e questo facilita la scrittura perché non tutti parlano in questo modo ma passano da una cosa all’altra. Ho più di ottanta conversazioni, al telefono, a Las Vegas, sul suo jet privato (ho alcune interviste sul mio registratore portatile dove si sentono i motori del jet), sono stato anche una settimana a Monaco con lui. Abbiamo viaggiato insieme nell’estate del 2013, questo mi ha dato ulteriori idee per il libro. Carlos ogni tanto fa cose fuori dal comune, parla alla gente come fosse un incantatore, ha grande carisma e potenza spirituale, trasforma ogni concerto in una sorta di esperienza spirituale.

Che tipo è Carlos Santana?
Carlos ha una storia incredibile. Arriva da una zona del Messico davvero molto povera, è nato e cresciuto in una piccola cittadina a due ora da Guadalajara, poi la sua famiglia si trasferì a Tijuana dove ha imparato a suonare la chitarra, a 14 anni suonava nei bar, negli strip club, finché non si è trasferito a San Francisco, giusto in tempo per vivere l’esplosione dei movimenti culturali giovanili degli anni ’60. Della sua storia Carlos ricorda tutto, l’emozione provata la prima volta che prese in mano una chitarra e il suo suono. Adesso lavora molto sulla componente spirituale, sul fatto di mantenere una mente “aperta”, e credo che questo lo aiuti anche con la memoria.

Perché è così importante per lui questa concezione spirituale?
Perché Santana vede la musica come una connessione di forze, vede la musica come una chiamata spirituale. Quello che vuole fare è svegliare le persone, cambiarle attraverso il potere della musica. Lui vede il suo credo spirituale, la sua musica e la sua vita personale come un insieme, tutte parti una stessa cosa.

E’ questo il Suono Universale?
Questa è la definizione di suono universale. E’ anche il riconoscere reciproco della forza spirituale, del “divino”, che c’è nel prossimo. La divinità non è un uomo con la lunga barba bianca, seduto su una montagna, ma è la forza che esiste nel mondo e che ognuno ha dentro, dobbiamo solamente scoprirla e riconoscere che è una cosa che tutti condividiamo. Certo ognuno ha distrazioni, compie azioni che vanno contro questa forza spirituale, anche Carlos ha distrazioni: quando ci sono incomprensioni con qualcuno poi rimane molto sul fatto, dice: “Ho commesso un errore, ho interrotto la connessione spirituale”. Ogni giorni è un costante ricordare la forza invisibile che ci unisce, come fare a mantenerla viva? Attraverso il suono universale, con la forza della musica. Anche se la musica non è la forza, la musica è la chiave per aprire lo spirito, l’anima, il cuore, per percepire questa stessa connessione. Sto pensando alla potenza emotiva di A Love Supreme, perché ha avuto un effetto così forte su di me non quando avevo 16 anni ma solo due anni dopo? Non lo so. Chi potrà mai saperlo?

Qual è la cosa più forte che ricorderai di questa esperienza con Santana?
Stare con Carlos è un po’ come stare con il Dalai Lama, è una persona positiva e fiduciosa al 100%, è determinata nei suoi obiettivi e intensa come l’inferno. Quando ti guarda è come se guardasse attraverso te, come usasse i raggi X, non è facile stare con lui tutto il tempo. Noi durante il giorno diciamo cose come: “Ciao, come stai? E’ un piacere vederti” anche se in realtà non le pensiamo, sono formalità. Carlos non fa così, lui dice: “E’ una benedizione averti qui”. E’ una responsabilità perché improvvisamente ti senti di dover essere all’altezza di quell’affermazione, facendo questo costantemente ogni tanto hai bisogno di un riposino (ride). Inoltre è un nerd del blues come me, parlavamo di un album di Buddy Guy del 1981 e conosceva tutte le tracce, e così per ogni altro album. C’è un intesa a questo livello, a livello filosofico e sulla musica in generale, ecco perché ci siamo incontrati.

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.