Massimo Giletti massacra la grandissima Mia Martini

3975
0

Stasera Rai 1 ha replicato un programma originariamente andato in onda il 23 dicembre 2012. In teoria un “omaggio” a Mia Martini, in pratica un obbrobrio. All’epoca lo commentai così. Ripropongo quel post, perché dovessi riscriverlo oggi non cambierei una sola parola.

**********************

Ammetto che quando è partito il programma mi sono emozionato: un bel filmato d’epoca in cui Mimì recita da par suo Oltre la collina, una poesia-canzone che Claudio Baglioni scrisse nel 1971 per il suo primo album. Ma basta un niente per rientrare nella normalità gilettiana: Gigi D’Alessio canta con una Loredana Berté con la voce che a tratti fa le bizze un capolavoro come Almeno tu nell’universo. Poco dopo un’Anna Tatangelo smutandata propone una canzone da brividi come Gli uomini non cambiano senza regalare un’ombra di emozione e leggendo il testo sul gobbo. A questo punto Giletti si gioca l’asso: Mara Venier, ripetendo per ben tre volte «Un grande regalo». Sarò tardo di comprendonio, ma non capisco. Infatti l’intervista con il “grande regalo” è di una banalità sconvolgente, un esempio da manuale di come si possa ridurre un dramma (l’immensa voglia d’amore di Mimì, la sua fragilità, la sua sensibilità infinita) in gossip.

Giletti eccelle nell’arte di riscrivere la storia inventando liberamente, come quando accenna a una love story tra lei e Gino Paoli. Una bufala da twittare all’hashtag #sapevatelo che fa il paio con l’altra boiata che ho cuccato per puro caso domenica scorsa mentre stava intervistando Antonello Venditti: «Possiamo dire che il Folkstudio negli anni ’70 era come X Factor?». No, caro Giletti, non si può dire. Certe cazzate è meglio non dirle.

Il problema di Giletti è che una persona estremamente autoreferenziale: può parlate di qualsiasi cosa, ma tutto deve sempre girare attorno alla sua figura. Non bisogna essere necessariamente dei super esperti, anzi a volte non conoscere a fondo un argomento aiuta a dare una differente interpretazione. Sergio Zavoli mica era un grandissimo esperto di ciclismo. Eppure il suo Processo alla tappa è passato alla storia della televisione. Ma quello era Zavoli, uno che la televisione l’ha inventata. Qui stiamo parlando di uno che si accontenta di fare il piacione, come quando va trionfante tra il pubblico a baciare le mani e benedire la folla. E i suoi programmi gli somigliano. Il problema è che mentre altri si accontentano di condurre quiz e programmi leggerini, lui ha la pretesa di “fare approfondimento”, senza avere la capacità di analizzare alcunché e affidandosi perlopiù a ospiti messi assieme senza alcuna logica.

Anche stavolta il mix era bizzarro: Mietta fa scempio di una canzone meravigliosa come E non finisce mica il cielo. Ombretta Colli dice che l’appeal di Franco Califano «era cosa notorissima». Piero Chiambretti ne approfitta per farsi un autospot per il suo ritorno in Rai, poi legge una lettera del ’95 di Adriano Celentano (che pare abbia scritto un po’ a tutti. A quando un volume con le sue epistole?). Segue intervista esilarante. Dice Chiambretti: «Io Mimì non l’ho mai vista, però ho incontrato sua sorella». Ribatte Giletti: «Io invece una volta l’ho incontrata», poi attacca a parlare di sé.

Tra gli ospiti c’è pure Valeria Marini (era a uno dei Sanremo cui partecipò Mimì. Boh!): «Porto la mia testimonianza di ammirazione per una grandissima artista… e pure per Loredana». Ambé, se non ce l’avesse detto lei! Per fortuna dopo c’è Aida Cooper, lei sì legittimata a parlare (e cantare le canzoni) di Mimì: grazie Aida, le tue sono le uniche parole che ho sentito davvero sincere. Peccato che a rovinare Minuetto ci pensa Loredana. Ma è peggio La nevicata del ’56 di Tatangelo & D’Alessio (anche se Fegiz dice: «Mi avete commosso»). Poi arriva la sedicenne Cixi, fresca finalista di X Factor. Che c’entra poco, ma perlomeno canta bene La costruzione di un amore. E poteva mancare Marco Masini, per parlare della diceria della “sfiga”? Ma Giletti lo capisce quanti problemi e quanta sofferenza abbia causato questa ignobile menzogna?

Invece sono stati ignorati personaggi fondamentali per la vita artistica di Mimì. Per esempio Lucio Salvini, uno dei discografici che l’aveva seguita all’inizio e che nell’89 la convinse a tornare sulle scene. Oppure Roberto Galanti, altro discografico, uno dei pochissimi ad aiutarla nel periodo più nero della sua carriera. E ancora: l’art director Luciano Tallarini. Maurizio Piccoli, autore di tantissime canzoni cantate da Mimì o da Loredana. Renato Zero, l’unico amico vero che le è rimasto vicino fino all’ultimo.

Ma queste sono cose da programmi seri, mica è roba per Giletti: nel pomeriggio ho rivisto Storia di una voce, la puntata de La storia siamo noi dedicata a Mimì: la curarono Caterina Stagno e Silvia Tortora. Ecco, quello sì era un omaggio… Nel gran finale del programma di Giletti, tutti gli ospiti uniscono le forze per massacrare Almeno tu nell’universo. Perdonali, Mimì.

CONDIVIDI
Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".