Tracers. Vivere di corsa

Biker ricattato diventa tracer ricattato. Che vitaccia, però acrobatica

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Tracers
di Daniel Benmayor,
con Taylor Lautner, Marie Avgeropoulos, Rafi Gavron, Sam Medina, Adam Rainer
Voto 5/6  

Daniel Benmayor parte da uno sport adrenalinico e si sposta in un film d’azione criminale. L’aveva fatto con Paintball, lo fa con Tracers, dove un corriere in bicicletta a scatto fisso di quelli che rischiano la pelle con acrobazie nel traffico di New York si scontra letteralmente con la ragazza di una banda che fa parkour e cambia professione: da biker ricattato da una banda cinese, passa a tracer, sempre ricattato da misterioso capo corrotto. La trama è lineare, le acrobazie invasive: il parkour è quella disciplina inventata per l’esercito francese negli anni Venti (essere forti per essere utili) che l’aggiunta di una K (da parcour a parkour) ha trasformato negli anni novanta in quel miscuglio di corsa, arrampicata, acrobazia eccetera che rende il tracer metropolitano un emulo dell’Uomo Ragno (schizzi di ragnatele a parte). Nel film c’è qualche acrobazia in bici, tanto parkour per fare dei colpi, una lieve complicazione di trama e un esito lineare. Nel mezzo il ragazzo e la ragazza protagonisti fanno sesso: ti aspetti che si arrampichino sui muri, e invece sembrano due fidanzati di Peynet. Se amate cercare di capire come si fa a scendere da un palazzo di corsa senza usare i gradini, è il vostro film…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori