Il ritorno dei protoGoblin

110
0

Il pozzo dei giganti
degli Cherry Five
Voto 7

Accade che l’amore incondizionato dei fan a volte faccia il miracolo. Quanti gruppi avremmo amato si fossero riuniti, anche solo per una volta ed avessero ricreato le magiche sensazioni che i loro lavori elargivano nei tempi d’oro e quanti, invece, si sono inutilmente rimessi insieme sotto l’egida del dio denaro per produrre sterili imitazioni di se stessi e passare alla cassa…ebbene a coloro toccherà finire, con molta probabilità nelle prossimità del Pozzo dei Giganti, il nuovo lavoro , dopo ben 39 anni,dei Cherry Five, gruppo che nel 1976 diede alle stampe l’album omonimo e nel quale militavano (non citati, per aumentare l’aura di leggenda…) Simone, Morante e Pignatelli, Goblin doc, insieme al cantante Tony Tartarini ed il batterista Carlo Bordini, per i cultori senz’altro un capolavoro del prog italiano.

Si diceva, l’amore dei fan, ed , in questo caso specifico, di uno in particolare che ha talmente insistito sulla reunion da convincerli quindi a tornare ad esibirsi con risultati entusiastici, e di che ritorno parliamo…

11094425_10205553321106775_690458103_nIl Pozzo dei Giganti è un concept sulla Divina Commedia che vede nuovamente coinvolti Tartarini e Bordini , accompagnati dalle nuove leve De Rossi, Sallusti e Piccini (e son cinque…) che attinge a mani discrete nell’ispirazione delle bands che, nel passato, del genere furono fieri alfieri: Gentle Giant ma anche E.LP. , con pizzichi di Canterbury. Soprattutto si apprezzi il ritorno delle mini suite, esecuzioni che resero il progressive quanto di più vicino alla musica classica che fosse alla portata pop/olare.

Una delizia per le orecchie sia degli storici del movimento che per i neofiti che penseranno di avere a che fare con degli esordienti dotati. Di questo passo ci si augura non si debba nuovamente attendere altri 40 anni per il terzo lavoro perchè il terreno è quanto mai propizio ora, nel mancato futuro del  2015.

CONDIVIDI
Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.