Locarno. La belle saison. Lesbo è bello? Facile no.

La ragazza di campagna si innamora della femminista di città. Basta l'amore?

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La ragazza del Limousine viene a Parigi nel 1971 e conosce la ragazza di città, casualmente, attraverso un collettivo femminista in cui incappa. Poi attraverso l’attrazione fisica. È amore. È sesso. È un guaio per il fidanzato della femminista di città che non si dà pace, è un guaio per la ragazza di città che non resiste e si trasferisce in campagna, è un guaio per la ragazza di campagna perché in campagna il coraggio di una relazione omosessuale clandestina non basta: la gente parla, di trattori e di quello che vede, e non solo i maschi. La ragazza di campagna torna perché il padre si è ammalato e la madre, tradizionalista passiva aggressiva, deve tirare avanti. Magari la figlia strana prima o poi si sposa come tutte lì, con qualcuno, purchessia. Alla ragazza di città non basta. Questa serie di guai è ironicamente chiamata la bella stagione. Bé, il riferimento è cronologico e meteorologico, l’estate. Ma è anche il tempo di una scoperta, di una passione furibonda e di quelle catene che tutti negli anni Settanta volevano strapparsì, sì, ma ci vuole coraggio per farlo fino in fondo e perdere tutto. Catherine  Corsini nei suoi film sull’omosessualità non ci dice chi è più avanti o più indietro, chi è più simpatico o meno. Ci dà immagini che a volte sono un trattato di antropologia culturale in pochi fotogrammi. C’è anche spazio per i rimpianti. Chissà se è ancora melò dopo Godard (su cui ha studiato con Toubiana…)

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori