Il mare minimale e profondo di Mannarino: promosso il Corde Tour 2015

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Foto di Stefania Besca

Procede a gonfie vele il Corde Tour 2015 di Alessandro Mannarino che dopo il successo di Al Monte ha scelto di ritornare sulla scena anche quest’estate.  Veste di novità le sue canzoni, ma non per questo le rende meno efficaci. La scaletta iniziale quasi spaventa. Il romano rivisita una discreta parte dell’intelaiatura vincente dello scorso spettacolo e regala esclusioni eccellenti. Spicca L’impero, apripista nel 2014, rivoluzionata durante il Concertone del Primo Maggio e addirittura eliminata dalla scaletta in estate. L’apertura questa volta è affidata a Osso di seppia che prenota due ore di pieno divertimento in un’atmosfera incandescente. Il concerto viaggia costantemente in crescendo, la velocità cresce e l’originalità degli arrangiamenti è da premiare. Mannarino non resta fedele al disco, pur rendendo al pubblico la possibilità di cantare i suoi testi. Modifica la struttura musicale, gioca a mescolare le sue stesse carte e riscopre esperimenti vincenti. Con Scendi giù regala ai suoi fan la possibilità di intonare a proprio piacere l’ultima strofa. E fu amore e fu rivoluzione, canta. E rivoluzione sia. Soprattutto per Quando l’amore se ne va, costantemente rimaneggiata nel corso dei suoi tour e questa volta accompagnata da una base che mescola due mondi musicalmente opposti: la musica da discoteca e la tarantella, che a Melpignano è esaltata da Scetate vajo.

Mannarino non scende a compromessi, si mette a nudo per quello che è. Un artista capace di coordinare il successo alla possibilità di mantenersi sempre vero. Il suo essere anti-clericale (più volte palesato nei suoi testi, vedi Maddalena e Serenata lacrimosa) si espande anche nei discorsi intermedi col pubblico. Soprattutto quando si complimenta con la location in cui suona: “Son felice di suonare in questo bellissimo luogo, un ex convento. Che prendano esempio anche gli altri conventi”.

Foto di Floriano Apolloni
Foto di Floriano Apolloni

E se la scaletta prevede attimi solisti per la sua cantante accompagnatrice Lavinia Mancusi e una rispolverata dal passato con la splendida e sottile Fatte bacià, non mancano i must. Il concerto decolla definitivamente durante il trittico consecutivo Tevere Grand’Hotel-Serenata lacrimosa-Gli animali, in dodici minuti di pura energia.

E poi il gran finale. Vivere la vita chiude il concerto prima dei bis. Uno degli inviti alla vita più belli del cantautorato attuale si chiude con il saluto graduale dei suoi strumentisti, che man mano abbandonano il palco prima della raffica finale.

Apre i bis il classico Bar della rabbia. Poi dovrebbe chiudere la sconvolgente energia di Scetate vajo che nel pubblico di Melpignano trova l’abbraccio ideale. Ma il pubblico, che a più riprese ha intonato le note di MaryLou, riesce a sedurre e convincere Mannarino. Che per la prima volta in tutto il tour sceglie di suonarla e regalarla ad un pubblico mai domo.

Il complesso promuove ancora un Mannarino in costante crescita nella costruzione dei suoi spettacoli. Spettacoli che viaggiano in un mare apparentemente minimale e che invece permette di riscoprire ogni volta un nuovo sapore nella profondità del suo oceano. Sorprendendo e divertendo. Con una chitarra, un cappello e una risata sotto al baffo che rende inconfondibile il genio creativo di un artista che oramai può rientrare nella categoria “certezza”.

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.