Stop ai pregiudizi, Fedez è bravo e merita una possibilità

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Kika

Per iniziare a recensire un concerto di Fedez è utile armarsi di buona vista e osservare come prima cosa il pubblico presente: non solo gruppetti adolescenziali, ma anche tante famiglie e uomini di mezz’età. Il rapper milanese ha superato il rischio che ogni mestierante del suo genere corre e cioè rinchiudersi all’interno di una scomoda etichetta. Continua a subire ondate di pregiudizi, pur riuscendo contemporaneamente ad accattivarsi le simpatie di una tipologia di pubblico assai ampia. E questa è già una prima vittoria.

Io sono sporco all’esterno, ma giudicare le apparenze è l’atteggiamento tipico di chi è sporco dentro

Fedez non digerisce gli insulti e si serve degli schermi per aprire il concerto in un contenitore di insulti che lo riguardano firmati da alcuni politici italiani (“Sembra un talebano”, dice Salvini e “Schifez ha un aspetto discutibile” prosegue Gasparri) e apre con Pop-Hoolista, title track dell’album duettata con Elisa, sostituita per l’occasione da Vivian (l’ex concorrente di X-Factor ha aperto il concerto e accompagnato le parti femminili delle canzoni). La costruzione dello spettacolo di Fedez segue un filo interessante che si sposta subito sui binari della coerenza. Sul bisogno artistico di aver la libertà di poter sputare nel piatto in cui si è mangiato, sostenuto da un video di incoraggiamento firmato Francesco De Gregori: “L’artista deve poter sputare dove ha mangiato, le idee sono in continuo movimento. Chi critica la mancata coerenza di un artista, non capisce il suo lavoro”.

Potentissimi anche i riferimenti alla Chiesa con Cardinal Chic (“la più grande multinazionale per cui la matematica è un’opinione. 2 per due fa 4 ma 8×1000 fa 2 mila milioni”) accompagnata da rolex incastonati nei crocifissi, lingotti d’oro e assegni mastodontici e ad un altro dei suoi bersagli, Nicole Minetti a cui ha esplicitamente dedicato Pensavo fosse amore, invece eri una escort. Poi spazio all’amore visto da diverse angolazioni: i fumetti di Olivia Oil, l’amore del web in Voglio averti account e la piaga dell’Eternit nella più nota Amore Eternit.

Dopo un omaggio sentito ai Blink 182, inonda di ironia anche Barbara D’Urso in Non c’è due senza Trash, rivolta alla televisione spazzatura e accompagnata da gigantografie della stessa giornalista e di Michele Misseri. Rispolverati alcuni brani del passato, il clou del concerto arriva con Magnifico, cui segue un’esplosione di coriandoli, e Cigno Nero riarrangiata con un’intro in inglese firmata Vivian Grillo.

Fedez saluta il pubblico dopo una ventina di canzoni, entusiasma i fan più veraci e fa ricredere gli scettici. Dimostra come Pop-Hoolista sia stato il disco capace di farlo uscire da schemi ristretti e di lanciarlo verso un target di ascoltatori molto più vasto. Dimostra come utilizzare l’ironia nella costruzione di uno show nato da una mente creativa e sgombra di pregiudizi.

Fedez non è per tutti, questo è certo. Ma che non si faccia una distinzione esclusivamente di genere. Questo ragazzo di venticinque anni merita il tentativo di un ascolto da tutti.

 

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.