Locarno. Trainwreck. Apatow sulla monogamia…

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L’atteso film di Judd Apatow, Trainwreck (da noi Un disastro di ragazza) parte benino: papà con le sue bambine usava esempi con le bambole per insegnare che la monogamia era innaturale, e quindi lui e mamma si separavano. Le due bambine sono diventate una normale madre di famiglia noiosa e una normale single noiosa che sottolinea che se fa sesso poi non dorme col partner. Come i maschi di una volta. E naturalmente mette in crisi i maschi che hanno avuto meno partner di lei. Fino a che non incontra quello giusto che mette in crisi i suoi valori anticonformisti. Giusto? Crisi? Anticonformisti? Ma è la morale delle nonne e delle zie sagge: poi metti la testa a posto (non è un imperativo, ma una constatazione…). Francamente l’ormai attempata  nuova commedia politicamente scorretta americana sembra solo un modo di dire le vecchie cose (incendiari da giovani pompieri da grandi) usando un po’ di espedienti per far arrossire gli spettatori più disabituati. L’apparente rispetto delle regole della società che si esprimeva nei film di  Cary Grant al confronto nascondeva autentici orizzonti di lussuria e trasgressione alla faccia del perbenismo sbandierato. Caso mai  gettare in faccia attività sessuali, nonsense, atti mancati, giochi di parole e particolari anatomici una volta confinati nelle barzellette, sembra un espediente di marketing (ogni tanto divertente, per carità, forse anche liberatorio) per riguadagnare al conformismo gli anticonformisti con le apparenti armi dell’anticonformismo. E se Apatow fosse l’arma segreta dei reazionari?

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori