Locarno. Chant d’Hiver e Entertainment

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Concorso. Chant d’Hiver di Otar Ioseliani aumenta di un titolo la sezione e parte da una decapitazione (con pipa in bocca) nel Terrore della Rivoluzione Francese poi si sposta ai giorni nostri con gli stessi protagonisti, come a dire che la storia si ripete, ma non è una cosa seria, magari surreale, forse una seria malinconia, con un diorama di protagonisti à la Ioseliani: un prete tatuato, un clochard schiacciato, soldati battezzati, sans-papiers spostati qua e là alternati a praticanti di Tai Chi, personaggi concentrati tra cui un conte decaduto a cui si presta il critico Enrico Ghezzi e uno spazzino interpretato da Mathieu Amalric.

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In Entertainment di Ric Alverson, cinema indie, indipendente, da Sundance (che parte guarda un po’ da un atterraggio sul set di Cinque pezzi facili di Raphelson) si parla di un comico da stand up (Neil Hamburger, interpretato da Gregg Turkington) che non ha avuto fortuna, e infatti c’è poco da ridere: l’entertainer in tour nel deserto in spettacoli per turisti rimemora battute tipo Qual’è la differenza tra Courtney Love e la bandiera americana? (“sarebbe sbagliato urinare sulla bandiera…”) e viaggia tra memoria e allucinazione inseguendo un irrealistico progetto di film e la ricongiunzione con la figlia. Deve far ridere poi un entertainer? Forse è una parte della risata cosmica…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori