Non c’è gusto. Guida delle guide contro le fregature

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Non c'è gusto«Fregature ne ho prese molte. Mi sono servite. E poi, come dicono gli sportivi, solo chi cade può rialzarsi, una sconfitta oggi può diventare una vittoria domani. Confesso che ho vissuto, che ho mangiato, che ho bevuto, che ho sbagliato. La maggior parte degli errori, in gioventù. Controvoglia masticavo l’insalata posta sotto un filetto di bue o di pesce persico. Caldi, naturalmente. Scontavo un errore molto frequente anche oggi, e non solo in Italia. I francesi cascano spesso nella trappola (anche la testina e le animelle) che è poi una solare manifestazione di sciatteria. Non occorre aver frequentato l’università dei cuochi per capire che il lettuccio di lattuga, valerianella o indivia croccante si cuoce al calore della carne o del pesce, e l’insalata si ammoscia ai limiti dell’immangiabile. Infatti non la mangio più e tolgo mentalmente un punto al responsabile dell’insalaticidio, perché di questo si tratta, non certo di un voluto contrasto caldo-freddo. Poche cose ispirano più tristezza di una foglia di lattuga appassita. Forse una scarpa sfondata al bordo della strada».
L’ho fatta lunga con la citazione perché nel brano c’è tutto il libro. Una “guida prima delle guide”: quel che c’è da sapere per evitare le fregature. E, insieme, l’autobiografia di un consumatore di cibo. Gianni Mura lo è per piacere e per mestiere. Giornalista sportivo, è da anni anche il critico gastronomico del “Venerdì”.
Di lui mi fido. Ma nella misura lunga, Mura finisce sempre, che scriva un giallo (lo fece anni fa per Feltrinelli, ambientandolo nel Tour de France) o che parli di cibo, per deludermi un po’. Niente di sbagliato, per carità: che parli dell’insalata sotto il filetto, dell’onnipresente rucola, dell’aborrito carpaccio di ananas, dei vezzi nuvelcuisineschi, delle marchette neanche troppo mascherate dei vari siti alla Trip Advisor, è condivisibile ma anche un po’ scontato. Li abbiamo già letti e sentiti, questi pareri. Il risultato finale è esile, come di un centometrista che provi a misurarsi con una maratona.

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Bartleby
Bartleby scrive da sempre, non solo per Spettakolo! e non solo di libri (e film, politica, ideologia, tecnologia e altro): quindi potrebbe essere lo scrivano di cui parlava Herman Melville in quel racconto omonimo, dove Bartleby -richiesto di prestazioni a lui non gradite- semplicemente rispondeva preferisco (preferirei, avrei preferenza) di no . Ma con noi è sempre disponibile...