La vita davanti a sé. Rileggere Gary

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La vitaSiamo intorno alla metà degli anni ‘70 del secolo scorso ma, per dialoghi e ambientazione, sembra più che altro di vivere ancora nel primo dopoguerra.
Lui si chiama Mohammed ed è un piccolo “figlio di puttana” di quasi quattordici anni, che però pensa di averne ancora dieci.
Così lo chiama Madame Rosa – un’attempata ebrea che tiene il ritratto di Adolf Hitler sotto al letto per ricordarsi che la vita in fondo è bella – ex prostituta che si arrabatta per pochi franchi a dare un alloggio ai piccoli “figli di puttana” che le madri non possono o non vogliono accudire.
In questo modo si snoda la piccola vita di Mohammed, Momò, come lo chiamano tutti nel quartiere, che più multietnico di così non si può.
Vecchi venditori di tappeti che, insieme al corano, tengono sempre a portata di mano un libro del signor Victor Hugo, ex pugili senegalesi che lavorano come travestiti, e ruffiani, papponi o “prossineti” – come li chiama con ammirazione Momò – vestiti con eleganza e con tanto di guardie del corpo.
Il libro è una grande storia d’amore tra Momò e Madame Rosa, nella quale, dopo che la donna si è presa cura del piccolo figlio di puttana per svariati anni, i ruoli si invertiranno e sarà Momò a prendersi cura della sempre più grassa e vecchia Madame Rosa, che ha il terrore di prendersi il cancro ed è sempre più “andata” con la testa.
Il libro s’intitola La vita davanti a sé, di Roman Gary, famoso in Francia per aver sposato l’attrice Jean Seberg (Bonjour Tristesse) di ventiquattro anni più giovane di lui e morta nel 1979 in circostanze piuttosto misteriose. Lituano di nascita e vincitore del Goncourt proprio con questo libro – pubblicato però sotto lo pseudonimo di Emile Ajar – Romain veniva considerato, ancor prima che si togliesse la vita con un colpo di pistola nel 1980, un romanziere a fine corsa.
Ma La vita davanti a sé – Neri Pozza – dimostra che di cose da dire ne aveva ancora un bel po’…

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...