Born To Run: 40 anni dopo siamo ancora nati per correre

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Il 25 agosto 1975 la Columbia Records pubbicava Born To Run: forse il più bel disco di Bruce Springsteen, sicuramente quello a cui i suoi fans sono più affezionati.

Born To Run non è solo un disco, bellissimo, è anche un romanzo, un film, un pezzo di vita dello stesso Springsteen che attraverso otto canzoni raccontava al mondo se stesso e l’America. Quell’America di provincia lontana tanto dai paesaggi western che avevamo visto nei film di John Wayne, quanto  dalle passerelle scintillanti e dalle ville glamour di Los Angeles. Era un’America più  semplice, più immediata, più povera, più vera. Era l’America di Springsteen, quella che stava proprio di fronte a New York, quella di cui alcuni di noi si erano già innamorati, quella per cui altri avrebbero perso completamente la testa.

Otto canzoni, otto storie, otto avventure che tutti noi avremmo potuto, o voluto vivere, in una sequenza praticamente perfetta. Si parte con Thunder Road, la storia di Mary che non è una gran bellezza ma va bene così, perché ciò che conta è scappare dalla città dei perdenti, in due. E poi c’è Tenth Avenue Freeze-Out, il racconto di come un gruppo di ragazzi si conoscono e mettono su una band. Il fascino della notte, con tutta la sua libertà, il mistero e le aspettative viene fuori in tutta la sua potenza in Night. La grande delusione dei sogni che s’infrangono, del tradimento, dell’amicizia o dell’amore chissà ma sempre di tradimento si tratta, nonostante i giuramenti fatti per la vita nei vicoli che ci hanno visto crescere, che ci nascondono e ci proteggono allo stesso tempo, sono al centro di Backstreets.

A metà del disco arriva la title-track, ancora oggi il vero inno di tutti gli Springsteeniani, la canzone che Bruce dal ’75 ad oggi ha sempre suonato nei suoi concerti, perfino in versione acustica.

She’s The One rappresenta l’idealizzazione e l’irraggiungibilità della donna, la sua mitizzazione, soprattutto perché è la parte complementare dell’uomo, ciò di cui egli non può fare a meno. Meeting Across The River è una storia di traffici loschi, piccoli spacciatori, di chi vuole dimostrare alla propria compagna di non essere una totale nullità scegliendo il modo e la parte sbagliata: potrebbe essere un episodio di “True Detective”. Il capitolo finale, Jungleland, è un capolavoro assoluto, un film che parla di gang giovanili dove si intrecciano storie d’amore e traffici illegali, dove i protagonisti vengono presi e stesi dalla polizia nell’indifferenza generale. Potrebbe essere una storia scritta oggi, nel 2015.

Born To Run, il disco e la canzone, è un inno alla libertà e alla gioventù, all’estate, intesa soprattutto come stagione della vita. E’ un concentrato di passione, di voglia di vivere, di andare oltre ogni limite e ogni confine. E’ quell’urgenza che hai a vent’anni di dimostrare al mondo chi sei e cosa vuoi. E’ la forza che ti fa spezzare le catene che ti stringono i polsi, è la molla che ti fa scappare dalla città dei perdenti per andare a conquistarti  il tuo sogno, il tuo uomo, la tua donna, la tua vita da un’altra parte. E’ l’essenza stessa, romantica e passionale, del Rock’n’Roll.

Sono passati 40 anni da quel 25 agosto del 1975, ma Born To Run rappresenta ancora quell’interminabile sogno che continua a farci correre da una parte all’altra del mondo sulle tracce di quest’uomo che ha cambiato per sempre le nostre vite trasformandoci inesorabilmente in quei vagabondi nati per correre. Indipendentemente dall’età scritta sui documenti.

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.