Uno show di Caparezza va visto almeno una volta nella vita

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Vincenzo Cuomo

È facile entrare in difficoltà quando si tratta di raccontare il concerto di un cantante di Molfetta che sotto una chioma di capelli ricci nasconde un genio creativo che non finisce mai di smentire. Anzi, Caparezza continua a migliorarsi col tempo e in questa lunga estate di concerti sta per chiudere il biennio vincente derivato da Museica. È difficile raccontarlo perché Caparezza non solo canta, ma intrattiene. Il suo è uno show completo di alta qualità e che raggiunge una grande fetta di pubblico, nonostante la sua inesistente presenza nelle radio. Il concept dell’album fonde la potenza della sua musica alla storia dell’arte (che si studia più ad un suo concerto che nelle scuole), tematica principale del sesto album del pugliese poi traslata sui palchi che lo accompagnano in tour.

Lo spettacolo, che altro non è che una vera e propria interpretazione di una visita in un museo, è aperto da una presentazione ironica dell’artista a cura di due voci simili a quelle delle audio-guide. Artista che poi entrerà sul palco trascinato dai tecnici all’interno di una gran cassa da cui Caparezza esce, prima anticipato da una musica lenta e dolce e poi presentato dalla potenza di Mica Van Gogh. Il preludio ad un concerto che esplode sin da subito e non si risparmia praticamente mai.

Il rapper ne sa una più del diavolo e ha una scenografia e un costume per ognuna delle ventuno canzoni che condurrà la visita nel suo museo. Se l’intrattenimento continua con Abiura di me, è Sono il tuo sogno eretico il pezzo che presenta la vera essenza del concerto. Anticipato da un discorso sulla comunicazione che si alterna tra il serio e il faceto, Caparezza si mostra amante dell’arte che dissacra e spalleggiato dalle fiamme contrasta il sacro.

100 decibel
100 decibel

Non si fa certo mancare l’originalità. Teste di Modì è aperta dalla voce di un critico d’arte che difende la sua categoria e si sente invaso dal desiderio di Caparezza di parlar d’arte al posto delle persone realmente competenti che “non dicono mai cazzate”. L’allusione è allo scherzo di tre ragazzi livornesi che avevano realizzato tre teste finte di Modigliani che i critici d’arte hanno scambiato per vere per parecchio tempo. Non mancano i riferimenti ad Hitler con Follie preferenziali e al dadaismo con Comunque Dada.

Torna in auge il nuovo album con Cover, accompagnata dalle tante copertine dei dischi che cita, e China Town, perla di Museica e ambientata in uno scenario più minimale che assieme ad Eroe suggerisce di prestare una maggior attenzione al testo che all’impianto scenografico.

Impianto ripristinato decisamente con Argenti vive, pezzo dedicato a Filippo Argenti, fiorentino collocato tra i violenti nella Divina Commedia di Dante. La canzone vive uno scenario teatrale, con un’interpretazione dello stesso Dante e della barca di Caronte.

Caparezza-Museica-Tour

C’è ancora arte con Ilaria condizionata cantata con la Venere di Botticelli al fianco e tanto ballo con il trittico che parte da Non me lo posso permettere, passa da La fine di Gaia e fa capolinea con il cult Vieni a ballare in Puglia. A chiudere il concerto prima dei bis è l’energia di Avrai Ragione tu, inno dell’ideologico partito di Caparezza.

E poi il rientro sul palco. Le luci spaziali di Vengo dalla Luna, l’immaginario dialogo con Andy Warhol in Fuori dal Tunnel e l’ottimismo di Goodbye Malinconia che con la collaborazione di Troppo Politico si congeda dal pubblico.

È proprio l’incontro con Andy Warhol il succo del percorso artistico di Caparezza. La dimostrazione che non per forza il successo deve scombussolare le idee di un artista che non ha voglia di scendere a compromessi. La dimostrazione che la popolarità può non uccidere la creatività e il senso artistico di un uomo.

Caparezza si conferma uno dei pochi in grado di saper adoperare cambiamenti di qualità. Non è certo eresia dire che un concerto del genere va visto almeno una volta nella vita. Oltrepassa qualsiasi aspettativa con una semplicità disarmante.

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.