L’inquietante magia di Umberto Maria Giardini

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Umberto Maria Giardini non è mai stato un artista ordinario. Al contrario, fin dai tempi in cui era conosciuto con lo pseudonimo di Moltheni, ha pubblicato dischi strani e importanti, quasi sempre fuori dalle logiche di mercato. Ha esordito nel 1999 con Natura in eeplay, disco prodotto dal compianto Francesco Virlinzi, scopritore di una certa Carmen Consoli, la cui mano si sente parecchio in fase produttiva. Nel 2000 partecipa addirittura a Sanremo con Nutriente, delizioso gioiellino pop, che passa però praticamente inosservato, ma consente però la ristampa del suo disco d’esordio. Nel 2001 pubblica Fiducia nel nulla migliore, pietra miliare dell’indie-rock italiano grazie a pezzi devastanti e definitivi come Zenith, Il bowling o il sesso?, Fiducia in un nulla migliore, E poi vienimi a dire che questo amore non è grande come tutto il cielo sopra di noi e Legno. Inutile dire che il disco sia stato un flop di vendite salvo diventare nel giro di pochi anni oggetto di culto per collezionisti e intenditori. A nome Moltheni ha pubblicato ancora dischi importanti come il capolavoro Toilette memoria (2006), Splendore terrore (2005) e I segreti del corallo (2008), ma nel 2010 butta all’aria pseudonimo, band e repertorio per tornare Umberto Maria Giardini. La dieta dell’imperatrice (2012) è il primo lavoro del nuovo corso, che si caratterizza per un’accresciuta pesantezza di musiche e testi, a cui seguono l’ep Ognuno di noi è un po’ Anticristo (2013) e il recentissimo Protestantesima (2015).
Nel chiostro di San Catullo a Belluno si presenta con la nuova band formata da Marco Marzo Maracas (chitarra), Giulio Martinelli (batteria) e Michele Zanni (basso e synth) e inquieta già dal look, elegantissimo in bretelle con baffetto e pettinatura vagamente nazista. Quando però inizia a cantare e suonare ci trasporta in un mondo altro fatto di inquietudine e poesia, sulle note di gran parte dei brani di Protestantesima, disco difficile e affascinante come Il circuito, una delle sue prime hit.
La voce è bellissima, chiara e stentorea, le atmosfere a tratti molto cupe sono ricche di riverberi e dinamiche che la band asseconda alla perfezione. C’è anche un folgorante flash in cui ripesca da Fiducia nel nulla migliore, un capolavoro come Zenith, legata idealmente ad Anni luce, tratta dal primo album del nuovo corso. L’inquietudine è la stessa, una costante della sua poetica che si fa cifra stilistica inconfondibile. Tutto è Anticristo e Omega sono due pezzi meravigliosi, in particolare la prima, che lascia il pubblico bellunese a bocca aperta.

Il silenzio e l’atmosfera è quasi sacrale mentre si passa da Protestantesima a Il vaso di Pandora, da Il trionfo dei tuoi occhi al gran finale di Saga. Lunga vita a Umberto Maria Giardini, avercene di artisti come lui in Italia. Un doveroso cenno va fatto anche sull’apertura da parte di un chitarrista del talento di Egle Sommacal, bellunese doc trapiantato a Bologna, e conosciuto principalmente per essere la chitarra dei Massimo Volume. Un’ora di acustica suonata con arte sopraffina e atmosfere che preparano al meglio il live set del fu Moltheni, con cui Egle ha anche collaborato in passato. Quando l’inquietudine diventa magia.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.