Perché Campovolo non è un concerto, è Campovolo!

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Bene, direi che ci siamo.
Le prove sono iniziate, settembre pure. I countdown sono partiti da un pezzo, così come le organizzazioni, e i musicisti iniziano a postare le prime foto dalle prove, accendendo le anime di chi aspetta e prepara il SUO Campovolo 3.0, mentre sulla sua pagina Luciano continua a preparare appuntamenti di avvicinamento al 19 settembre: il concerto più lungo di sempre, come lui stesso lo ha definito: speciali, registrazioni, interviste.

Anche i fan iniziano la preparazione finale all’evento: sorprese, ritrovi, riavvicinamenti. Si ricostituiscono gruppi e compagnie in vista di viaggi, file, attese, posti tenda, alloggi vari in albergo, pranzi e cene. Impegni personali a parte, 140.000 biglietti venduti significano che a Campovolo 3.0 saranno presenti pressoché tutti i fan.

(Ah: a Campovolo sarà nuovamente presente anche Amanda Liga Maciel, la ragazza brasiliana che il 20 settembre 2013 in Arena a Verona incontrò Luciano, fatta arrivare in Italia a coronare un sogno grazie all’affetto e alla colletta dei fan… Vedremo come andrà questa volta! 🙂 )

Fan che “ora e allora” si dividono tra fautori dei Clan Destino, della Banda, del Gruppo e di chi segue Luciano punto e basta. Ognuno in questo periodo posta le foto dei “suoi”, sperando in ogni possibile riavvicinamento, avvicendamento, ripensamento… Devo dire che vedere le precedenti band di Luciano fa il suo effetto e ha il suo gran bel perché. Rispetto a quello che accadde all’ultimo Campovolo, non si registrano, almeno al momento, code preventive di fan in vista del 19; è chiaro che con Festa Reggio ancora in corso (chiuderà il 13 settembre) la cosa diviene improbabile, la maratona degli irriducibili si metterà comunque in marcia. Quando? Vista l’attesa e la dimensione dell’evento, non appena gli addetti delle organizzazioni precedenti “molleranno” la presa sull’area, credo.

Nel frattempo, per favorire la massima godibilità alla festa del 19 settembre, sul canale ufficiale Ligachannel e sul Fan Club sono già disponibili le informazioni sugli accessi, le tende, le auto, perfino sul cosa portarsi… già, cosa portarsi.

Qui aprirei un dibattito, perché “lo zainetto perfetto” è frutto di anni di concerti e attese e transenne… Cosa, cosa portarsi davvero?

Il biglietto, chiaro, e il braccialetto. E i documenti e la tessera del BarMario, per chi ha l’accesso all’area riservata. Cracker, barrette. E poi acqua. E tappi di riserva. E fazzoletti e salviette bagnate. E se c’è il sole occhiali da sole e crema solare e se non c’è un k-way. E magari un cambio minimale. E pastiglie per il mal di testa, fermenti lattici, antidiarrea, plasil per il mal di pancia, tachipirina, sali minerali da sciogliere in acqua. No no, non fate gli schizzinosi, sapeste a quanta balda gioventù ho dovuto prestare almeno una volta siffatta mercanzia da farmacia ambulante! Servirà a qualcosa la vecchiaia, pardòn, l’esperienza, no?
Dunque dicevamo… ah, sì: musica. Cuffiette. Qualcosa da leggere. Telefono, caricatelefono, batteria di riserva. Un sacco a pelo leggero per dormire, un telino/asciugamano per le attese, un impermeabile di quelli di plastica che TUTTI hanno già comprato in qualche precedente concerto meno fortunato. Un telo da trasformare in riparo dal sole.

Che altro? Troppa roba? Ma scusate, è per quello che serve la compagnia giusta. Che le cose si dividono. Uno pensa a una cosa e uno all’altra e via così. Per questo l’elemento fondamentale E’ e resta LA COMPAGNIA GIUSTA. E Campovolo è in assoluto l’evento dove l’importanza di questo fattore è ai massimi livelli. Perché?
Innanzitutto perché sarà lunghissimo, tutto. Il concerto, l’attesa prima e quella dopo. E in mezzo a tutto questo, c’è una marea di considerazioni di cui tener conto…

Perché un concerto non è solo un concerto. Un concerto è preparazione metodica, organizzazione, scelta di magliette e fascette e treni e alberghi e coincidenze. Un concerto è una botta di felicità feroce di 2 ore per il quale inizi a metterti in fila mediamente un giorno prima, passando le ore immediatamente dopo cercando di tornartene a casa in buone condizioni, quando riesci e per come puoi. Un concerto è una botta di adrenalina tale che per farla scendere il solo pensiero di tornare a casa fa un male porco, e allora finisce che decidi che è sempre meglio passare le ore dopo a cazzeggiare in ogni modo possibile, così che quando finalmente torni i tuoi non ti parlano prima della doccia.

Un concerto è scelta. Scelta di come e dove buttare tempo e denaro, tra mille e mille possibilità e scelte diverse, molte sicuramente più abbordabili sia in senso economico che organizzativo e logistico. Un concerto è soprattutto mille e mille aspettative. Sulla musica che vorresti, su quello che vedrai. Sulle persone che incontrerai, su quelle che conoscerai. Sulle chiacchiere che farai, su quello che condividerai.

Tutto questo in così poco tempo… c’entra, tutto? Sì. C’entra.

C’entra sempre, ma non si può sprecare nemmeno un solo minuto. Un solo minuto in disillusioni e rinunce, intendo.

A un concerto tu devi sapere che qualsiasi cosa farai e penserai e vorrai fare andrà bene. Andrà bene a te e alla tua compagnia. La farai, la potrai fare. Non ci sarà nessuno che ti dirà qualcosa, che proverà a fermarti. Perché è la stessa cosa che vogliono anche loro.

A un concerto dirai cose che solo a un concerto hanno un senso, e non dovrai spiegarle, non vedrai occhi allucinati e visi che portano stampato in fronte un PERCHE’? grosso più del palco. Perché qu4ello che dirai verrà condiviso, ripetuto, riecheggerà in cori sulle teste e le mani di tutti.

A un concerto sai che prima si attende e si prende il posto, che poi corri alla transenna, e che si attende di nuovo. Come si attende poi, alla fine, di bere, ridere, lasciare che la botta scenda. E attenderai senza paura che qualcuno si stanchi, che qualcuno non si diverta, che a qualcuno scocci, che qualcuno avrebbe voluto arrivare dopo, restare indietro, partire prima. Perché la tua compagnia sarà lì alla tua stessa ora, e farete fatica a lasciarvi, altro che partire prima (parentesi: che poi scusate, ma quelli che lasciano il concerto sulle ultime due canzoni, ma parliamone.. ma che problemi avete? Essù. State a un concerto. Godetevelo. Chi cazzo vi aspetta a casa? Ditemelo, che vengo anche io eh. Se solo uno mi avesse mai proposto una cosa del genere avrei saputo da lì che era la compagnia sbagliata)

Per questo dico che la compagnia deve essere quella giusta.

Che non si può andare a un concerto con chiunque. Perché la compagnia “sbagliata” o non azzeccata ti rovina il tutto in un attimo.

Per questo le compagnie alla fine son sempre quelle, con cambi e inserimenti minimali, strategici, residuali.

E se questo vale per ogni concerto, a un concerto come Campovolo 3.0, che sarà un evento unico, vale ancora di più.

 

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.