Perché tu non ti perda nel quartiere. Modiano

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Patrick Modiano

PerchéRomanzo dopo romanzo Patrick Modiano, Nobel 2014, disseppellisce il trauma originario del bambino malamato e affidato a estranei, in una costante variazione autobiografica sotto mentite spoglie. Qui l’alter ego è l’anziano e solitario scrittore parigino Jean Daragane. Presa per caso una telefonata, lui che ormai non risponde più, trova all’altro capo uno sconosciuto che ha ritrovato un suo taccuino degli indirizzi. Mellifluo e velatamente minaccioso (forse è un ricattatore), accompagnato da una giovane donna bella e remissiva, l’interlocutore chiede con insistenza notizie di un nome che a Daragane non dice niente (non dice più niente): è importante, giura, deve scriverci un libro. Sollecitato e riluttante, lo scrittore s’immerge nel pozzo buio della memoria e porta a galla una fototessera di sé bambino e il nome di una donna che lo ha tenuto con sé per conto dei genitori assenti. E che, anche lei, lo ha abbandonato in una villa al confine con l’Italia. Una donna che forse è stata in galera. Che forse faceva la spogliarellista e aveva un fratello garagista. Che, bambino, gli metteva in tasca un biglietto con nome e indirizzo “perché tu non ti perda nel quartiere”.
Case vuote, donne spaesate nella vita, uomini di passaggio e avvolti nel mistero di affari presumibilmente loschi, smarrimenti e abbandoni, porte che si chiudono e nomi che si dimenticano, marciapiedi che si cambiano per non incontrare il passato: la vita come un paesaggio psichico avvolto nella caligine. Modiano, non mi stancherò di ripeterlo, è un grande scrittore di variazioni (nature morte con umani) e di ossessioni. La memoria, nella sua opera, è in lotta perenne con l’oblio, perché dimenticare è spesso più facile e naturale che ricordare, soprattutto per chi non ha avuto un’esistenza quieta e lineare.
Qui, più che in altre opere, è di scena l’imbarazzo, la vergogna, la rimozione: come se quel che di brutto ci è accaduto in vita l’avessimo fatto noi invece di averlo subito, e lo portassimo addosso come un marchio. A un suo intervistatore francese Modiano ha spiegato di recente: «La psicanalisi non mi ha mai interessato come terapia, ma il libro si ispira a un concetto che mi appassiona, i “ricordi di copertura” di cui parlò Freud, che nascondono eventi traumatici dei primi anni di vita». Aggiungendo di aver «cominciato a scrivere come un affogato che cerca di tornare in superficie».
Traduzione di Irene Babboni.

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Bartleby
Bartleby scrive da sempre, non solo per Spettakolo! e non solo di libri (e film, politica, ideologia, tecnologia e altro): quindi potrebbe essere lo scrivano di cui parlava Herman Melville in quel racconto omonimo, dove Bartleby -richiesto di prestazioni a lui non gradite- semplicemente rispondeva preferisco (preferirei, avrei preferenza) di no . Ma con noi è sempre disponibile...