Chi ha paura degli Spettri?

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2973 La nemica dei ricordi
degli Spettri (Black Widow)
Voto 8

La storia degli Spettri è bellissima e italianissima: nato come gruppetto beat, grazie ai fratelli Ponticello, negli anni sessanta, vince un concorso e registra un 45 giri (guardare su wikipedia che cos’è per i neofiti), partecipa a diverse manifestazioni con un certo successo e infine, nel 1971, registra un album che rimane nei cassetti sino al 2011, anno in cui l’etichetta genovese Black Widow lo rispolvera e lo pubblica con buon successo anche perché trattasi di puro prog con orientamenti decisamente hard (rock in questo caso).

E nel frattempo che è successo? È successo che, proprio perché siamo in Italia e magnà con la musica lè ‘ddura, gli Spettri si trasformano in Dennis and The Jets e cavalcano, con un certo successo e grazie a svariate apparizioni televisive, l’onda del revival rock’n’roll e sfido la mia generazione fatta di costanti rimozioni a non ricordare gli incredibili haircut a banana gigante che contraddistinguevano la band.

Spettri-2973-coverAccade però, come si è detto e complici i tempi propizi, che gli Spettri ritornino al primo amore, perdano l’articolo nel nome e sfornino uno dei migliori dischi prog del presente, La nemica dei ricordi, che è sorta di prosecuzione ideale del primo album, è vero, ma anche contemporanea osservazione della condizione umana. Come si diceva gli antichi amori riaffiorano e quindi via con evocazioni Crimsoniane, Sabbathiane ma anche Emerson Lake and Palmer, insomma, una prova che diventa conferma e che regala alle orecchie più smaliziate un disco che altrove, e ci risiamo, sarebbe salutato come capolavoro. E poi come non innamorarsene guardando la foto del gruppo all’interno della cover…

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.