Venezia 2015. Ermellini francesi, misteri sudafricani, sotterranei cinesi

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L’Hermine, ovvero l’ermellino: nel film di Christian Vincent un presidente francese di corte d’assise (definirlo giudice può costare una incriminazione per oltraggio), uno che si chiama, guarda un po’, Racine (affidato al sempre bravo Fabrice Luchini), stravolge le nostre idee processuali come a teatro: in Francia il presidente dirige la procedura come un regista e fa cantare e decantare le testimonianze. Il nostro presidente è raffreddato, oltre che che  incazzoso, ma cerca di riacchiappare nella giuria una donna vista e amata a distanza (di quelle incontrate per via, come canta Brassens): così, un processo in apparenza già deciso per la sua brutale banalità, si riapre. Con una strana grazia, visto che il nostro Racine ha fama di carogna che commina pene mai inferiori alle due cifre. Un po’ apre anche il nostro cuore. Misteri del cinema francese.
Il mistero del film sudafricano Endless River di Oliver Hermanus, invece, è multilplo: parte con titoli da Technicolor Cinemascope anni Cinquanta (non ironici), mostra un francese che simpatizza in una tavola calda con una cameriera sudafricana, il marito appena uscito di galera della sudafricana, mostra la strage della famiglia del francese, mostra il dolore del francese, semina qualche dubbio, poi il francese e la sudafricana (ambedue vedovi: è morto l’ex galeotto. Chi l’ha ucciso sulla strada della casa del francese?), fanno una specie di viaggio di nozze, mesto, dubbioso, in un panorama poco indicativo. Quando è apparsa la scritta The End (per distinguere la fine dal resto del film) qualcuno ha gridato Incompetente!  A chi? Anche questo resterà a lungo un mistero.
Un piccolo mistero è anche Underground Fragrance del cinese Pengfei. È un film che sulla Cina dal PIL in crescita verticale o sulla Cina delle borse in caduta verticale? Ci sono tre storie, legate alla casa: un ragazzo che resta temporaneamente accecato e si muove seguendo delle corde,  in un sotterraneo senza finestre dove in molti convivono e sembrano sommergibilisti abituati a scansarsi in tra tubi, fili pentole e tunnel di cemento. Accanto a lui vive una ragazza che tappezza la sua tana di borse di cartone, frequenta un corso in cui ti insegnano l’arte di capire sui due piedi che tipo di fortuna economica abbia avuto un cliente (e cosa potrebbe permettersi), ma per vivere fa lap-dance in un locale dove le ragazze meno acrobatiche si fanno male. E poi c’è un’anziana coppia che sembra uscita dalla Cina eterna e povera del popolo, che sacrifica galli sugli altari in attesa di uno sguardo amico dagli dei. Ma gli dei, oggi, comprano terreni e tirano sui prezzi. I poveri resteranno sempre poveri e alla prima pioggia i sotterranei possono diventare trappole per topi…

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori