Considerazioni del signor Zeta. L’ultimo Enzensberger

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considerazioni«Dovete contraddirmi, ma soprattutto dovete contraddire voi stessi. Bisognerebbe restare fedeli soltanto a ciò che non si dice».
««Il tutto non esiste. Né la nostra scienza né la nostra fantasia sarebbero in grado di concepirlo». Su questa tesi Z. tornò spesso.
Quando sentiva parlare di «totalità», stava male. Dietro, affermava, si nascondeva sempre un’intenzione inespressa di tipo religioso, politico o intellettuale. Lui comunque si accontentava della parte, non solo: sapeva apprezzarla ed era felice della propria».
«L’inferno bisognava immaginarselo come un luogo interamente ammobiliato dai designer».
Perle di (contraddittoria) saggezza. Che non aspirano a essere sistema filosofico coerente, che hanno in orrore il monumentale. Le pronuncia il signor Z., un vecchietto grassottello ed eccentrico che non si separa mai da una bombetta marrone comprata a La Paz, seduto ogni pomeriggio sulla panchina di un parco, a un pubblico eterogeneo che annota, approva o entra in polemica.
Nell’arco di un anno, finché i primi freddi mettono fine agli incontri, vengono così raccolti 259 “detti memorabili”. È l’ultima opera dell’85enne Hans Magnus Enzensberger, il maggior poeta e saggista tedesco del secondo Novecento. Filosofia come esercizio di conversazione. Che può avere come oggetto i massimi come i minimi sistemi: dio e la tassa di circolazione, la dittatura e i sondaggi, il sovraccarico informativo e l’architettura.
Enzensberger, per bocca di Z., regola i conti anche con la propria giovinezza terzomondista (un capolavoro come Titanic nasce, anche, dall’esperienza cubana): «Un trentaduenne dell’alta borghesia argentina, -raccontò Z., -un giorno dovette confrontarsi col problema di produrre dentifricio. Qualcuno gli aveva fatto notare che sull’isola caraibica di cui era ministro dell’Industria, non mancavano soltanto fagioli, latte e detersivo, ma anche la pasta dentifricia. Almeno questa carenza l’avrebbe volentieri risolta. Ciò nonostante, con tutta la buona volontà, non poteva occuparsi di quei dettagli; come se non bastasse, infatti, era stato anche nominato presidente della Banca nazionale, e come tale doveva firmare tutti i pesos freschi di stampa.
Sebbene da una vita soffrisse di attacchi d’asma, non riusciva a rinunciare ai suoi amati sigari, una consolazione che restava preclusa alla maggior parte dei suoi concittadini, poiché anche di sigari c’era carenza. Forse questa triste situazione contribuì a far sì che qualche anno dopo desse le dimissioni da tutti i suoi incarichi; o magari dipese dal fatto che l’economia del paese era a terra?
Poco dopo Ernesto Guevara de la Serna, meglio noto con il soprannome di “Che”, divenne famoso in tutto il mondo. Il suo ritratto con il basco era nelle camere di quasi tutti gli studenti del mondo occidentale, e molti avevano l’impressione che, come disse Jean-Paul Sartre, fosse “l’essere umano più completo del nostro tempo”. Ciò induce a concludere che l’insipienza non è un privilegio della nostra classe dirigente».
Traduzione di Daniela Idra.

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Bartleby
Bartleby scrive da sempre, non solo per Spettakolo! e non solo di libri (e film, politica, ideologia, tecnologia e altro): quindi potrebbe essere lo scrivano di cui parlava Herman Melville in quel racconto omonimo, dove Bartleby -richiesto di prestazioni a lui non gradite- semplicemente rispondeva preferisco (preferirei, avrei preferenza) di no . Ma con noi è sempre disponibile...