Quell’11 settembre, a casa di Sting

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Voglio molto bene a…. Sting. I Police erano una grande band anche solo per il drumming di Stewart Copeland e la chitarra di Andy Summers che ricordo anni dopo in un piccolo club del trevigiano a divertirsi con Noel Redding e il batterista di Santana a Woodstock, Michael Shrieve. Non che Mr. Sumner sia un mostro di simpatia – e anche per questo la sua interpretazione dell’idolo Mod in “Quadrophenia” fu così convincente –  e talvolta non spiace che vada a sbattere contro qualche porta chiusa, come il flop del suo musical a Broadway, con quella sua aria da Marchese del Grillo britannico (“io sò io e voi….”), ma è indubbio che la sua musica, con e senza i Police abbia segnato i tempi dopo la grande stagione del rock classico.

Ne parlo oggi perchè l’11 settembre 2001, quando le due torri gemelle di New York crollarono dopo l’attentato terrosistico, tornavo giusto da casa sua in Toscana, a Figline Valdarno. Sting aveva invitato amici e un ristretto gruppo di giornalisti nella sua cascina. L’aia era stata trasformata in palcoscenico, il fienile in spazio di accoglienza. Il 10 aveva fatto le prove generali del suo concerto “da casa” con una folta band elettroacustica che comprendeva anche il grande violoncellista jazz brasiliano Jacques Morelenbaum, poi tutti dal buffet si erano spostati nel fienile per una cena monastica annaffiata da bottiglie di Brunello di Montalcino (1996, non una grande annata, ma si sa che agli inglesi puoi rifilare di tutto….), usando come toilette il suo bagno personale, con la moglie che ti guidava splendida ospite attraverso il salotto vecchio stile con le grandi librerie in legno. L’11 sera ci sarebbe stato il concerto vero e proprio in diretta su internet, una vera e propria rivoluzione ai tempi l’uso della rete e del webcast per un evento gratuito di questo tipo.

Stavo scrivendone quando dalla tv accesa cominciarono ad arrivare le prime confuse notizie da New York, le immagini in diretta della torre fumante, poi l’arrivo e lo schianto del secondo aereo, i commenti concitati, il crollo della prima torre, il commentatore Rai distratto che scambia il crollo della seconda per un replay della prima… Ovviamente il concerto in diretta la sera non ci fu. Sting fece annunciare la propria solidarietà alle vittime, dedicò loro una canzone, “Fragile” e un minuto di silenzio, mentre il resto dell’evento (ridotto rispetto alle prove della viglia) rimase un fatto privato fino all’uscita del dvd “All this time”.

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.