Sender Prager dell’altro Singer

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sender stretto«Allo spuntar del giorno i mendicanti di Varsavia cominciarono ad affollarsi intorno alla porta rossa del ristorante Praga, ritrovo abituale dei mercanti di bestiame e dei giovinastri del quartiere».
Nella vetrina del ristorante c’è un cartello. Annuncia che il proprietario, Sender Prager, sposa Edye Barenboim. E che per festeggiare le nozze offre un pasto gratuito, crauti e salsicce, a tutti i poveri del quartiere. Piangono le cameriere del ristorante, che Sender Prager si è portato a letto una dopo l’altra. Ognuna di loro ha sperato di essere la prescelta, di smettere di servire ai tavoli per andare a sedersi dietro la cassa. E pregano il Dio del cielo che vendichi la loro umiliazione. Sender Prager, 44 anni, fisico taurino e sguardo lucente, è un uomo che si è fatto da sé. E ha sempre “adoperato” le donne, diffidandone. Si è fatto convincere dal rabbino a sposarsi quando ha cominciato a temere la vecchiaia in agguato. La scelta è caduta su una ragazza chassid orfana e povera ma di famiglia assai spocchiosa, che lo spenna guardandolo dall’alto in basso. Avrà fatto la scelta giusta?
Pubblicato a puntate nel 1937 su un quotidiano yiddish, un racconto potente e perfetto di Israel Joshua Singer (1893-1944), fratello maggiore del Nobel Isaac Bashevis e, secondo Harold Bloom, più talentuoso di lui. Non saprei dire, mi è sempre piaciuto Isaac B. e La famiglia Karnowski, l’unico romanzo che ho annusato di Israel J., mi è sembrato troppo perfettino per prendermi fino in fondo. Però è un fatto che negli ultimi anni, mentre la stella di Isaac si è offuscata, quella di Israel, auspici Adelphi e Bollati Boringhieri, ha cominciato a splendere di luce vivida.
Questo racconto resta fra le cose più belle che ho letto negli ultimi mesi e mi ricorda un romanzo breve di Joseph Roth che ho molto amato, Il peso falso.

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Bartleby
Bartleby scrive da sempre, non solo per Spettakolo! e non solo di libri (e film, politica, ideologia, tecnologia e altro): quindi potrebbe essere lo scrivano di cui parlava Herman Melville in quel racconto omonimo, dove Bartleby -richiesto di prestazioni a lui non gradite- semplicemente rispondeva preferisco (preferirei, avrei preferenza) di no . Ma con noi è sempre disponibile...