“C’è chi corre e chi fa correre, e c’è chi non lo sa…”: partita la corsa alla transenna per #campovolo2015!

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Meno 5 a Campovolo, i primi fan come volevasi dimostrare sono già in fila e la diatriba più famosa degli ultimi tempi si riaccende puntualmente: fila (auto)gestita SI’/NO? Ovvero: numeretti SI’/NO?

I fan più assidui, o almeno quelli che hanno seguito i tour degli Stadi/palazzetti degli ultimi anni sanno perfettamente di cosa parlo, ma a quanto pare, almeno da quanto vedo sul web e su Fb, ce n’è ancora una buona parte che ignora l’esistenza di questo fenomeno/meccanismo di autoregolamentazione.

Detto questo, di che si tratta?

Semplicemente trattasi di persone – fan – che arrivando sul posto ore, spesso giorni, prima dell’evento in parola – qui parliamo di Campovolo, ma la cosa si è ripetuta in maniera pressoché identica per ogni tour degli ultimi tempi – si numerano progressivamente in ordine di arrivo, procedendo ad una regolamentazione – autoregolamentazione: almeno fino ad ora si tratta di organizzazioni NON gestite né dalla sicurezza né dal Fan Club – dell’accesso, facendo sì che chi primo è arrivato acceda nel medesimo ordine ai cancelli, ai tornelli e infine alla corsa verso la transenna: e da lì liberi tutti, perché poi devi correre darling, e li se il numero 50 corre più veloce di te che sei il numero 1, ahimè, fai come le ostriche allo scoglio: t’attacchi.

Si compila una lista mettendo, essenzialmente, l’ordine di arrivo e il nome della persona; si indica CHI è che gestisce la fila e l’orario dell’appello prossimo, al quale SI DOVRA’ NECESSARIAMENTE ESSERE PRESENTI FISICAMENTE, pena la cancellazione dalla lista. E’ al momento dell’appello che chi arriva dopo si aggiunge, facendosi accodare dal gestore della fila, e apponendosi addosso con un pennarello indelebile – in genere sul dorso della mano – il numero che corriponde al proprio nome nella lista.

Sono il numero 20 della lista? Bene! Avrò un bel 20 sul dorso della mano.

In tale ordine, in prossimità dell’evento – vedi: apertura cancelli, apertura tornelli eccetera – il capofila procederà all’ultimo appello, regolando gli accessi in tale ordine.

Tutto così sino a quando controllato biglietto e zaino, si inizia a correre verso la transenna: da lì come si è detto “Run baby, run baby, run baby run…”.

Orbene, detta così sembrerebbe tutto sereno: non lo è affatto, visto che esistono fautori accaniti del pro e del contro l’iniziativa in parola.

Facciamo una panoramica da ambo le parti?

PRO:

  • Si rispetta un ordine di arrivo, e i diritti sono tutelati
  • Non si creano “incidenti” causati dai tipici furbetti che si imbucano
  • Ci si fa il mazzo prima ma poi una volta in fila l’ordine è garantito
  • Ci sono intervalli tra un appello e l’altro che consentono di prendersi qualche libertà d’azione senza che il proprio “ordine di posto” venga compromesso

CONTRO:

  • Non è una fila/lista/organizzazione “ufficiale”
  • Non è giusto che si inizi a stare in fila a colpi di giorni e settimane prima visto che non tutti possono permettersi il lusso di farlo
  • Chi dice che una lista è da seguire e una no? Allora tutti se ne fanno una personalizzata!
  • Ci sono sempre persone non presenti fisicamente che vengono “contate” ugualmente
  • E’ solo mania di protagonismo per apparire in prima fila/non c’hanno una vita

Direi che il quadro sia questo, più o meno, no? Se ho tralasciato qualche aspetto vi invito a commentare, chiaramente senza insulti a nessuno. Ora, prima di dire come la pensi IO in quanto IO, non in quanto DIO avente in tasca la verità assoluta, avendomi io fatti tutti gli ultimi tour, permettetemi di fare qualche considerazione sulle affermazioni sopra elencate:

PRO:

Se la fila è ben gestita, se c’è spirito di collaborazione e cooperazione, visto che dopo i primi 50 nomi occorre forzatamente trovare un co-gestore per i numeri successivi (in genere avviene così: si procede a blocchi di 50 in 50, e ognuno di questi blocchi fa riferimento a un capolista specifico), tutto quello che c’è di buono in questo tipo di organizzazione viene mantenuto e l’assetto funziona.

CONTRO:

In effetti non sono molti che possono permettersi di partecipare a questo tipo di organizzazione (non tutti possono prendersi ferie come vorrebbero, per esempio), e non essendo una cosa gestita ufficialmente dal fan club chiunque potrebbe arrogarsi il diritto di fregarsene di tutto e di tutto, facendo intervenire la sicurezza e lo staff per smantellare liste listarelle eccetera.

E adesso vi dico come la penso io.

IO, eh? IO. Voi poi ovviamente siete altrettanto ovviamente liberi di pensarla e di fare come caxxo vi pare.

Io le file autogestite le ho sempre viste, da quando seguo Luciano.
Posso dire che prima non erano file che duravano da giorni o da una settimana: nel senso che si arrivava prima, ma non COSI’ TANTO PRIMA.
Detto questo, quanto uno arrivi prima rispetto all’evento, non è che muti il criterio che fa sì che una cosa sia giusta o sbagliata.

Non ritengo opportuno andare a sindacare, almeno, non pubblicamente, il fare/agire degli altri, visto che – siccome diciamo che Luciano ci piace tanto, magari seguiamolo vhe? – “Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri”.
Magari a me, o a voi, sembrano folli, o che non abbiamo una vita. Magari noi, voi, abbiamo/avete altro, e di meglio, da fare.

Detto questo, a voi, a noi, #checcenefrega? #checcecambia?
Perché dobbiamo sempre parlare per il mero gusto di dar fiato alla bocca? Guardate che se ogni tanto ve le tenete per voi quel che pensate, non vi fa mica male. Non scambiamo la libertà di opinione con la libertà di sparare stronzate, magari.
IO, sempre IO, non reggo fisicamente, per cui tranquilli, più di 2 giorni e una notte el fisico nun me regge, per cui arrivo quando posso e dove posso mi piazzo. Tranquilla e consapevole arrivo e tranquilla e consapevole mi piazzo.
Ma chi sta lì da una settimana, comunque, ha il diritto di stare davanti a me.
Punto.
Perché stanno li? E chi glielo fa fare? E io non posso?

E allora?

E quindi?

Intanto LORO ci sono, lì.

Chiaro: le polemiche su nomi che esistono in fila e non esistono in realtà ci son state, e sempre ci saranno. Se la cosa è vera, chiaro. Se è vera, credo sia ovvio incaxxarsi di brutto. SE-E’-VERA, però, ok? Magari PRIMA sinceratevene, altrimenti tutta questa benzina che buttate sul fuoco, ma ditemelo, ve la danno gratis? Ditemi dove, che ci vado anch’io.

Ma come, fate la fila alle banche, alle casse, al bar, alla discoteca, ai cessi, al bancomat, all’anagrafe, a Mirabilandia perfino e… solo qui la fila vi infastidisce? Solo perché dura da giorni?

Scusate, ma non vi capisco. Qua a nessuno glielo ha ordinato il dottore, di esserci. Ci puoi essere? Bene, vai. Non puoi esserci? Male, non vai Puoi esserci come puoi? Grande, vieni che un posto comunque lo rimedi, dai.

Se la fila è ben gestita, voi manco ve lo immaginate QUANTI CASINI si evitano. Quante incomprensioni, litigi, furbetti vari… e credetemi, i problemi sono direttamente proporzionali – ed esponenziali – alla grandezza dell’evento. Più grosso il concerto più possibilità che i problemi si presentino, e nella maniera più grossa e peggiore possibile. E che sia un’organizzazione comunque da plaudire – la capacità di autorganizzarsi/autoregolamentarsi, intendo – lo dimostra il fatto che anche se non è ufficiale – non viene dalla sicurezza o dal Fan Club, per intenderci – quelli della sicurezza (se non quelli del Fan Club) sono i primi a difendere e ad appoggiarsi alle liste, dando una mano nell’esecuzione e nel buon andamento delle file e degli appelli. Perché una fila ordinata evita incidenti, ammassamenti, litigi. A Campovolo saremo più di 140.000. Qualche casino nei grandissimi numeri ci starà comunque.

Nessuno pensa – né nessuno ha pensato mai, in effetti – di gestire 140-150.000 persone; in genere basta arrivare a gestire i primi 150-200 ingressi (forse qui si arriverà a qualcosa in più, vista la grandiosità e la dimensione del palco, e la conseguente capacità di transenna che ne consegue), visto che poi con questi numeri si è già chiuso lo spazio fisico disponibile per l’accesso FISICO ai vari cancelli, accessi, tornelli adibiti al controllo dei biglietti/vai con la corsa alla transenna, ed è qui, a questi numeri qui che si creano i maggiori problemi. Una volta entrati questi – e gli ingressi e le file rispettive sono diverse per chi è socio del fan club e chi no, e per le varie aree Pit (e quest’anno ce ne sono ben 3: Pit BarMario, Pit A, Pit B e #restodelmondo) – chi c’è c’è va tutto bene, liberi tutti.

Ecco, io vi ho detto la mia.
Tralascio l’accusa di mania di protagonismo, o di apparire, o di voler essere sempre in prima fila. Un po’ per il motivo principe che ho specificato sopra (“Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri”).

Un po’ perché se guardate le prime file di qualche anno fa, e guardate le prime file di oggi, vedrete come sia cambiata, la transenna.
E’ la vita che la cambia.
Lasciamo fare alla vita, stiamo in transenna quando possiamo e magari pensiamo a godercelo, il concerto.
Senza farci il sangue amaro.

La vita non aspetta, la transenna invece sì, aspetta anche voi: mettetevi in fila, dai.

Foto di copertina scaricabile dal sito http://www.memegen.it/meme/xamv9g

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.