Go Watch: lo smartwatch sportivo di Alcatel

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Alcatel ci riprova: dopo il successo di Watch, suo primo smartwatch, presenta all’IFA di Berlino, GO Watch, nuovo device wearable ben più “corazzato” e concepito per gli sportivi. Il corpo, dalle dimensioni importanti, è costruito con materiali plastici e prevalentemente gommati che garantiscono sempre un ottimo grip. Inoltre GO Watch vanta la certificazione IP67 per la resistenza ad acqua e polvere, è protetto contro gli urti e dotato di vari sensori compreso l’altimetro.
Premendo il pulsante “GO” posto sul quadrante semi circolare dell’orologio appare il display con risoluzione 240×240. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare Go Watch non è mosso dal sistema operativo Android Wear – anche se è compatibile con tutti i dispositivi Android e Ios- ma da una soluzione proprietaria di Alcatel, la stessa del precedente Watch. Rapido l’accesso alle varie funzioni e alla navigazione con il limite- non da poco-che l’OS Alcatel non supporta l’installazione di app di terze parti. La batteria da 225 mAh dovrebbe garantire tra i 2 e i 5 giorni di utilizzo grazie soprattutto all’efficienza del processore Snapodragon Cortex M4 con 1 GB di RAM e 8 GB di memoria interna. GO Watch è totalmente personalizzabile grazie alla cover frontale e al cinturino intercambiabili.

GO Play

Da notare che quella di “GO” è una famiglia di device: accanto a GO Watch è disponibile infatti anche GO Play, smartphone da 5″. Anche GO Play è resistente all’acqua e alla polvere (IP67), e agli urti. Si può scegliere in 8 diverse colorazioni – da abbinare con gli auricolari waterproof – e “corazzare” con una custodia ultra protettiva che permette di utilizzarlo anche nelle situazioni più estreme.

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.