Teho Teardo. Un artista di nicchia nelle orecchie di tutti

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Le retour à la raison – Musique pour trois film de Man Ray
di Teho Teardo
Voto 8

Teho Teardo è un nome che a molti dirà poco. Eppure se andate a rivedervi alcune delle più significative pellicole italiane dell’ultimo decennio (tra le quali anche qualcuna di un noto regista che ha preso l’Oscar per un film dove si vede Roma…), le musiche, ovvero quelle robe che vi fan venire la pelle d’oca quando gli attori stan zitti, son sue. Parliamo quindi di un compositore di colonne sonore e basta? Riduttivo, e considerato il corpus dei lavori di Teho, senza dubbio, sminuente.

Teardo è attivo da tanto tempo, prima con i Meathead che furono in grado di declinar, nel Bel Paese, certe grammatiche sonore che andavamo a cercare all’estero (spesso letteralmente, perchè i dischi mica si trovavano, come adesso, sotto gli Amazon), dopodichè abbraccio la santa causa dell’esser musicista puro e uso questo termine con appropriatezza accademica. Teho Teardo è l’esegesi del musicista che non cerca l’osanna ma preferisce l’inchino, non è alla ricerca del consenso ma acconsente alla ricerca e ne fa arte. Avvicinatevi quindi con sentito calore e non effimera devozione al suo comporre, che, come nel caso in questione, ovvero Le Retour à la raison – Musique pour trois film de Man Ray, surrealista doc. trova complicità e sintesi  perfetta. Teardo porge con affetto e stima un ispirato omaggio ad una sua musa, la visionarietà del noto fotografo e regista, al suo essere, attraverso le immagini, evocatore di suggestioni amniotiche e carnali,e, finalmente , perchè la parola non può che essere tale, Dada e quindi del creare attraverso il non convenzionale, come sfida estetica nella sua filosofica e, finanche, politica accezione. Già perchè, quando Teho musica, lo fa con lo stupor sacro del bambino che si avvicina all’infinito senza il timore dell’adulto e le sue musiche permeano di una tonalità seppia persino un viaggio in macchina, solitario, su una tortuosa autostrada. Frutto di esibizioni dal vivo che stan mietendo successi, in patria e non (si vedano i diversi premi ricevuti in questi mesi per sue preziose composizioni), Teho compie l’azione terapeutica consapevole del cercare, in ogni luogo, chi lo accompagni alla celebrazione finale, dove la sua musica che passa dal concreto, al minimale, al sinfonico in minore, e che viene così consegnata nella mani di un numero incredibile di chitarristi e bassisti per l’esecuzione di L’etoile de Mer, di cui caldeggio la visione dell’omonimo video, vera e propria liturgia. Attualmente al lavoro per consegnarci un altro masterpiece in compagnia dell’insolito sodale Blixa Bargeld (che qualcuno ricorda con Nick Cave ma che passerà alla storia della musica per gli Einsturzende Neubaten) , Teho trova il tempo di essere completo, musicista e persona, e non è cosa da tutti. Dada-Umlaut,Teho.

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Marcello Valeri
Marcello Valeri nasce verso la fine del 1963, anno che vide la morte di Kennedy nella versione di Oliver Stone e la nascita dei Beatles. Influenzato dai fattori sopra citati sin da piccolo dimostra una spiccata tendenza al ballo interrotta solo da rovinosa caduta della partner con conseguente pianto a dirotto, episodio che lo dirotterà per sempre all’ascolto immobile di qualsiasi tipo di musica. Comincia a scrivere di musica nei primi anni 80 su Rockerilla, per poi passare a Rumore, Pulp e poi Blow Up ma insoddisfatto del meccanismo “tu manda che se piace si pubblica – ovvero scrivi bene di qualsiasi disco anche se fa schifo” cessa negli anni 90 ogni pubblicazione cartacea e preferisce dedicare le sue prose all’amico Gian sul sito di Disco Club per approdare a nuovi lidi (si spera). In mezzo lavora da trent’anni nel sociale e si arrabatta per arrivare a fine mese, specie il 20, quando prende lo stipendio che in genere gli dura tre giorni, come gli argentini di Fossati. Da un anno circa ha un programma su web radio che si intitola Freak show.