Il mio “non” Campovolo

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Lo aspetti per mesi, da quando dopo tante voci  finalmente il 6 maggio hai la conferma ufficiale, perché dal 1990 ad oggi (a parte un’unica defezione nel 2000) hai visto tutti i suoi tour. Lo hai visto la prima volta in un ex cinema a due passi dal Vaticano, e hai capito subito – vedendo come si muoveva sul palco e come soprattutto il pubblico rispondeva al suo carisma (nonostante avesse fatto un solo album) – che sarebbe arrivato ad essere il maggior esponente del rock italiano. Lo hai visto nei piccoli club e negli stadi, in Italia e in Europa, lo hai visto nei teatri e nei palasport, lo hai visto anche in situazioni assolutamente informali, lo hai  sentito dappertutto, ma soprattutto a Campovolo. Una cosa che a raccontarla quasi non ci credi. Prima nel 2005 (con 180.000 persone!), poi nel 2011 (con 140.000, ma solo perché avevano ridotto la capienza): due esperienze talmente intense dal punto di vista emotivo, emozionale e fisico che è impensabile saltare la terza edizione di Campovolo, anche se devi fare i conti con qualche anno e qualche responsabilità in più sulle spalle. L’appuntamento è per il 19 settembre a Reggio Emilia. E quando mi arriva la conferma dei miei accrediti stampa con braccialetti gialli (pit Bar Mario, ovvero sotto al palco) sono felice come una quindicenne, perché si sa che vedere un concerto da lì è tutta un’altra cosa e perché è tanto tempo che non lo faccio, forse proprio da quando avevo 15 anni.

Campovolo  ha qualcosa di magico in sé,  non è “solo” un concerto, è un happening che dura 3 giorni dove ragazzi e ragazze (ma anche 40enni e 50enni) che arrivano da tutta Italia si incontrano, campeggiano, cantano, bevono, mangiano insieme, in due parole si divertono! E’  la celebrazione del rock italiano incarnato da un artista che meglio di chiunque altro in Italia ha fatto di questo genere musicale la sua cifra stilistica applicandola ed esprimendola attraverso diverse forme artistiche, dalla musica al cinema, dalla letteratura alla poesia. Luciano sarà anche egocentrico (come dicono i suoi detrattori) ma è proprio questo che lo ha portato a raggiungere un livello di perfezionismo e di professionalità tali che ogni cosa che produce, che sia un disco, un libro o un concerto,  il pubblico che ne fruisce rimane sempre più soddisfatto, sempre più entusiasta e non vede l’ora di poter riassistere a un suo spettacolo. Quest’anno poi, Luciano ha annunciato che suonerà per intero il suo omonimo album d’esordio Ligabue e Buon Compleanno Elvis, ancora oggi il mio preferito per tutta una serie di motivi. Se facesse anche Sopravvissuti e sopravviventi sarebbe un concerto esclusivo per me.

Ma poi arriva  il classico imprevisto che ti costringe a rimanere a Roma e di conseguenza a dover rinunciare a Campovolo. È un colpo basso del destino, ma chi ha un genitore anziano deve metterlo in conto,  e allora – a parte disperarmi per non poter essere lì con altre 150.000 persone a godermi una grande festa rock, non mi resta che girare i miei accrediti a due miei collaboratori che mi riporteranno fedelmente la cronaca del concerto (per poi farci il pezzo).

liga14So che su Angelo della nebbia mi sarebbe scesa una lacrima, e che ascoltando di nuovo la Banda suonare dal vivo per intero Buon compleanno Elvis avrei avuto un tuffo al cuore ricordando tanti momenti bellissimi, in cui ho conosciuto persone che hanno cambiato la mia vita rendendola più bella. Sono passati 20 anni dall’uscita di Buon compleanno Elvis e 10 dal primo Campovolo ma le emozioni sono le stesse. Luciano – almeno a me personalmente – continuerà ad emozionarmi, anche se stasera non sarò sotto al palco ma a 500 km di distanza.

 

(Foto di Guido Harari)

 

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.