Surfin’ with the Zombies. Un video di Nicolas Godin

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Che il video sia una forma d’arte è ormai assodato. Citare Nam June Paik o la moglie – scomparsa da pochissimo – Shigeko Kubota, passando per i corti di Andy Warhol, ai moderni Bill Viola e Laurie Anderson, sarebbe quasi banale. Più interessante ancora sarebbe esplorare il rapporto tra video e musica per capire la vera potenzialità del connubio tra suono e immagine, per andare oltre, verso una forma d’arte che spesso ha coinvolto registi di un certo spessore (David Lynch, Tim Burton, Steven Spielberg, John Landis, Martin Scorsese…).
Un discorso troppo lungo da affrontare ora ma, tanto per citarne qualcuno, fra i primi video che mi vengono in mente c’è Herbie Hancock con Rock It, vero manifesto della cultura pop anni ‘80, Fatboy Slim con Weapon of Choice che, oltre a presentare un inedito Christopher Walken nelle vesti di ballerino (quale era stato da giovane) si avvale della regia di Spike Jonze, e poi Biörk che ha sempre curato in modo particolare l’aspetto visivo come compendio alla musica.
Uno scenario maturo che presenta un’interessante inversione di ruoli, in cui il video suggerisce suggestioni di gran lunga maggiori rispetto alla musica, come nel caso dell’appena uscito Widerstehe Doch Der Sünde, di Nicolas Godin, una metà del duo Air, in cui la zombitudine dei protagonisti si fa riflessione e poesia. Il bianco e nero stile La notte dei morti viventi di George Romero (1968), ma più morbido, ci catapulta dalle assolate spiagge dei Beach Boys alla desolazione tempestosa di un mare popolato da zombie che si dilettano a surfare fra gli squali e ballare alla luce dei falò sulla spiaggia, incantandosi a guardare la Luna.
Dov’è finita l’umanità? Non è dato saperlo, probabilmente estinta, o divorata. Rimangono solo loro, gli zombi che, ormai privi della fame atavica, si possono finalmente dedicare a ciò che gli uomini hanno dimenticato: vivera la natura, il proprio tempo infinito.
La musica – liberamente ispirata dall’omonima cantata di Bach – è poco importante, anche se suggestiva, e viene surclassata dal video serenamente ipnotico – regia di The Sacred Egg – che non si smetterebbe mai di guardare.
Videoarte? Forse, o forse no, ma infinitamente poetico.
Esperimento: togliete l’audio dal video di Nicolas Godin e guardatelo con Wouldn’t It Be Nice dei Beach Boys. Terribilmente destabilizzante.

YouTube / Nicolas Godin – via Iframely

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...