Via dalla pazza folla

Il romanzo di Thomas Hardy nella versione di Thomas Vinterberg

31
0

Via dalla pazza folla
di Thomas Vinterberg
con Carey Mulligan, Matthias Schoenaerts, Michael Sheen, Tom Sturridge, Juno Temple.
Voto 6 e 1/2

Dorset 1874: di come l’orfanella Bathsheba, ragazza selvatica, libera e ribelle, ricevette in eredità una grande fattoria che decise di governare da sola e di come tra Gabriel onesto agricoltore, Boldwood ricco, ma anziano signorotto e Troy giovane sergente, bevitore, giocatore e naturalmente incallito seduttore, s’innamorò…Indovinate di chi? Naturalmente del giovane mascalzone. E prima di trovare la pace dovette passarne delle belle.
Il romanzo inglese ottocentesco (ma non solo) abbondava di giovani ragazze, senza famiglia e senza un soldo, che improvvisamente ricevevano una congrua eredità e come conseguenza la libertà. Perché il denaro regalava loro il diritto a non dover lavorare: né istitutrici né mantenute (i mestieri all’epoca più inflazionati) potevano disporre della loro vita. E incamminarsi verso quell’autonomia che i primi movimenti femministi andavano chiedendo a gran voce. Bathsheba sceglie infatti di mandare avanti lei stessa la fattoria, governando un arcaico mondo di maschi, senza avere un uomo accanto.
I romanzi dell’epoca, destinati soprattutto a un pubblico femminile, erano però anche parecchio didascalici e quindi: anche qui si parla di come Bathsheba, pur essendo quella spavalda ragazza che è, rischia di fare una brutta fine cedendo ai sensi più che alla ragione.
Questa la storia che il film del danese Thomas Vinterberg riprende passo passo, senza infamia e senza lode. Dal regista ex Dogma 95 del diabolico Festen ci aspettavamo di più. Per curiosità andate a rivedervi su Youtube la versione che John Schlesinger diresse nel 1967. Una scena per tutte: quella della seduzione di Bathsheba. Lasciamo perdere il fascino perverso di Terence Stamp rispetto all’esile e baffuto Tom Sturridge, in uniforme legnoso e impacciato, concentriamoci sul paesaggio che nel romanzo è uno dei personaggi principali e che Thomas Hardy sapeva utilizzare da dio. Vinterberg fa incontrare i due in un bosco oscuro, fitto di alberi: Bathsheba è già in trappola, in prigione. Schlesinger in campo lunghissimo, dall’alto, faceva apparire Bathsheba, esile figurina tutta in bianco, sopra un vallone verde di ripidi prati a balze. Una magnifica preda. Su e giù correva Troy di rosso vestito con la spada sguainata verso l’immacolata vittima che ancora poteva muoversi, scappare, ma rimaneva immobile, ipnotizzata. Spazio ambiguo, carico di luce, ma con l’orizzonte chiuso e poi il bacio finale ancora in campo lunghissimo dall’alto, quasi a far sovrastare i due da una natura che tutto governa. Quanto si sentiva spaesato lo spettatore concentrato sul gioco sessuale di Troy, chiuso tra quei valloni e quanto avvertiva lo sforzo di Bathsheba che scappa arrampicandosi e poi cede. Per piacere di conoscenza il paesaggio descritto da Hardy in questa scena è lo stesso e le ripide colline risplendono del verde delle felci. E tutto ciò non per dire che negli anni 60 il cinema fosse molto meglio di quello di oggi!

YouTube / 20th Century Fox Italia – via Iframely

CONDIVIDI
Rosa Baldocci
Nata a Genova, laureata in Lingue e letteratura inglese, specializzata in Scienze dello spettacolo, ha vissuto a Londra lavorando come ricercatrice in Rai. A Milano, dove risiede da 35 anni, è stata caposervizio cinema a Sorrisi e canzoni per lungo tempo, per poi passare ai femminili: caporedattore a Tu Style e vicedirettore a F, ideato insieme a Marisa DeiMichei tre anni fa. Ha scritto libri per le scuole come Il Testo e L'immagine (Zanichelli) e Britain on Film (Loescher)