Sicario. Il braccio elastico della legge

La legalità? Una convenzione plasmabile, quasi criminale...

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Sicario

Sicario
di Denis Villeneuve
con Benicio Del Toro, Emily Blunt, Josh Brolin, Jon Bernthal, Jeffrey Donovan.
Voto 7

L’agente dell’FBI Emily Blunt, onesta e tosta laureata in legge capace di partecipare a scontri a fuoco e uscirne viva, viene chiamata a far parte di un nucleo speciale che agirà con molta elasticità per assicurare alla giustizia il sanguinario capo di un cartello della droga messicano. Strada facendo si accorge che il nucleo più che elastico è proprio al di là dell’illegalità, con regole di ingaggio libere: insomma, licenza di uccidere e  fottersene di ogni legge, un’armata di senza nome, specialisti in caccia all’uomo, che arrivano da ogni arma dell’esercito, iperaddestrati. E la presenza dell’agente è in realtà un espediente per bypassare una clausola. Nessuna retorica tipica dei film  giocattolo come I mercenari con Stallone, ma una sorta di documento opaco su qualcosa che intuiamo ma non vorremmo accettare: per battere le squadre della morte ci vogliono le squadre della morte. Non è un pensiero consolante, né democratico, né progressista. Il sicario del titolo è l’ex avvocato malinconico Benicio Del Toro che pilota tutte le azioni occhio-per-occhio-dente-per-dente contro il cartello che gli uccise moglie e figlia. Le geometrie delle riprese, spesso magniloquenti e tristi,  la malinconia del tutto, la cappa di piombo del mood che pulsa nel film (e certe scelte nelle scene d’azione, all’opposto del cinema d’azione ovvio) certificano che è un film di Dennis Villeneuve, quello che in Prisoners ci aveva dato insieme thriller,angoscia della tortura e dilemma morale. Un altro film sulla distanza quasi impalpabile tra i metodi del delitto e della legge e sull’uso delle persone. Scambio di battute sarcastiche tra agenti “legali” e agenti “elastici”: “Non teneteci all’oscuro!” “Perché, hai paura del buio?!

YouTube / 01Distribution – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori
  • Pierfranco Bianchetti

    E’ vero la giustizia spesso non conosce limiti. All’ illegalità ufficiosamente si risponde con l’ illegalità. Basta non farlo sapere. “Sicario” mi ha fatto ricordare la fine di un nostro film strepitoso che forse ricorderete.Si tratta di ” In nome del popolo italiano”, 1971 di Dino Risi che ha anticipato senza volerlo “l ‘era Berlusconi”. Vittorio Gassman è un industriale privo di scrupoli, inquinatore, corruttore e anche puttaniere coinvolto nella morte di una ragazza tossicomane.L’ integerrimo giudice Ugo Tognazzi lo mette sotto inchiesta. Scopre tutte le nefadezze da lui compiute, ma impossibili da perseguire ai termini di legge e scopre anche nel diario della donna l’ innocenza dell’uomo. Butterà nella spazzatura questa prova importate. L’ industriale pagherà i suoi crimini insi altro modo. La fine del film è da antologia. L’ Italia nel giugno 1970 è arrivata seconda ai campionati mondiali di calcio svolti in Brasile e la gente ignara e indifferente alla immoralità pubblica festeggerà per le strade la semi vittoria. Il giudice amareggiato passerà loro accanto. Ha dovuto commettere un’ ingiusitzia per difendere la giustizia……

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