Steven Wilson: quando il prog diventa magia

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Metti una sera a lezione di prog-rock da Steven Wilson. È proprio quello che è accaduto qualche giorno fa al teatro Ponchielli di Cremona, nella prima delle due sole date del tour italiano dell’artista inglese, leader dei Porcupine Tree, ma dal 2008 anche apprezzato solista.
L’ultimo disco Hand.Cannot.Erase. (2015) è una piccola perla, in cui Wilson spazia dal metal al pop con lunghe digressioni strumentali che affascinano per pulizia e dinamica del suono. Il concerto è ancora più magico del disco, non solo perché Wilson propone ben nove tracce su undici lasciando fuori le sole Perfect Life e Transience, ma anche perché saranno ben sei i pezzi tratti dal repertorio dei Porcupine Tree, divinamente suonati da una band in stato di grazia. E poi mettiamoci anche il valore aggiunto di uno dei teatri più belli d’Italia, da cui lo stesso Steven è rimasto affascinato tanto dall’affermare, dopo due soli pezzi in scaletta, di non aver mai suonato in un posto così bello.
Oltre alla musica c’è anche un imponente parte visuale ad accompagnare le canzoni, con uno splendido video a cartone animato a impreziosire Routine, brano di struggente bellezza che Wilson introduce dicendo: “Ci sono Paesi in cui la malinconia è più sentita e l’Italia è sicuramente uno di questi”.
L’incipit del live è affidato a una lunga panoramica video su una serie di palazzi popolari, che introducono il pianoforte di First Regret e i dieci minuti di 3 Years Older, che mettono subito in evidenza la gran bella voce di Wilson, altrettanto cristallina sulle note della title-track Hand.Cannot.Erase.
Dal secondo album solista Grace For Drowning (2011) tira fuori dal cilindro Index e Sectarian, per la gioia di un pubblico attento e partecipe venuto da tutto il nord Italia. Più della metà dell’uditorio è formata da musicisti, che vanno in visibilio quando Wilson comincia a pescare a piene mani dal repertorio dei Porcupine Tree: una deliziosa Don’t hate me, Open car e Lazarus anticipano gli osannati bis di Sleep together, Dark matter e The sound of Muzak. Ma il momento clou del concerto, ad avviso di chi scrive, sono stati gli oltre dieci minuti di My book of regrets, lunga suite rimasta fuori dalla tracklist dell’ultimo album, ma che a detta di Wilson verrà presto incisa in forma di EP.
L’emozione sale anche per la serratissima Ancestral, uno dei brani capolavoro dell’ultimo disco, che precede il finale di Happy returns e Ascendant here on… in un tripudio di luci rosse, viola, blu e bianche. Tutti in piedi ad applaudire la musica di un autentico maestro, ancora di nicchia ma destinato ad allargare la cerchia dei propri estimatori ben al di là dei soli appassionati di progressive.
Dopo il doppio sold out di Cremona e Roma sono state annunciate altre due date italiane per aprile 2016: il 16 a Trieste e il 17 a Firenze. Un’occasione imperdibile per tutti gli amanti della grande musica, che non si presta a definizioni e incasellamenti che lasciano il tempo che trovano.

Ecco la scaletta della serata:

First Regret

3 Years Older

Hand.Cannot.Erase

Routine

Index

Home Invasion

Regret #9

Don’t Hate Me (Porcupine Tree)

Open Car (Porcupine Tree)

My Book of Regrets

Lazarus (Porcupine Tree)

Ancestral

Happy Returns

Ascendant Here On…

Temporal – Sectarian

Sleep Together (porcupine Tree)

 

Dark Matter (Porcupine Tree)

The Sound of Muzak (Porcupine Tree)

 

 

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.