Bello il disco dei Negramaro. Ma la rivoluzione dov’è?

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La rivoluzione sta arrivando
di Negramaro
Etichetta: Sugar Music
Voto: 7

Partiamo da un presupposto: il nuovo disco dei Negramaro è un bel disco. Un ottimo disco, perché no. È orecchiabile, conserva una ricetta vincente per il sound e conferma Giuliano Sangiorgi uno dei migliori autori in Italia. Il giudizio è positivo e non può essere altrimenti. I dubbi però crescono e anche di questo non se ne può fare a meno.

Perché il disco, isolato da qualsiasi logica, vale. Ed è quello che conta. Inserito in un certo contesto perde un briciolo di consistenza. Da mesi c’è la parola rivoluzione nelle bocche dei sei salentini. La rivoluzione sta arrivando, ci hanno detto. E su questo ci sentiamo di dissentire. L’aspettativa era di un certo tipo: ci aspettavamo un album innovativo, completamente fuori dagli schemi soliti. E invece le sonorità non differiscono dall’ambiente sonoro creato nel tempo dai Negramaro. Nulla di diverso rispetto a ciò cui ci hanno ben abituati. Molte di queste canzoni sarebbero potute tranquillamente coesistere con gli album del passato. Insomma, dopo cinque anni e dopo tante aspettative di rivoluzione ci sentiamo di dire che una vera e propria rivoluzione non c’è stata.

Fatta questa premessa, è giusto giudicare anche il disco per ciò che è e non per i suoi contorni. E c’è da dire che le tracce composte dai Negramaro meritano assolutamente un ascolto. Se i primi due singoli avevano fatto breccia (in particolare modo Attenta, ma la stessa Sei tu la mia città ha riscosso gran successo), il resto dell’album si dimostra assolutamente all’altezza della band. Decisiva la perdita del padre del front-man Sangiorgi, che ha dedicato a lui il commovente testo de Il posto dei santi e ha lasciato la sua voce rotta dall’emozione in Lo sai da quiQuanto è noioso saper volare, è più difficile restare coi piedi per terra e non morire»).

Poi spazio alle ballad come Danza un secondo e Se ti tengo qui, alla title-track La Rivoluzione sta arrivando simile ad un’evoluzione de L’Immenso e alla dolcezza de L’ultimo bacio.

Tra le composizioni migliori non può non esser citata Onde, uno dei pezzi-diesel del nuovo album e che con il passare degli ascolti conquista anche grazie alla capacità creativa di Sangiorgi («Pensa se un giorno qualcuno ne avesse bisogno/ tu ruberesti tutto l’amore del mondo/ per darlo indietro a chi non ha mai provato tanto/ sarebbe come annullargli d’un tratto l’inverno»).

Copertina a L’amore qui non passa, forse tra i migliori incisi dell’album contenente una serie di fotogrammi sulle occasioni mancate per amore che meriterebbero un post a parte.

I Negramaro son tornati. L’hanno fatto da Negramaro, creando un disco di qualità e piacevole da ascoltare. Ma per piacere, non si parli di rivoluzione.

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Marco Fornaro
Ho 18 anni e ospiti della mia play-list sono perlopiù Bob Dylan, De Gregori, i Pink Floyd e tanti altri artisti che mi convincono di essere nato nell'anno sbagliato. Amante di (quasi) tutti i generi possibili, scrivo anche di sport. In due libri a trenta mani ho pubblicato Che Storia la Bari e La Bari siete voi, giusto per render chiara la passione per il biancorosso. Sogni nel cassetto: viver di romanzi e stappare una bottiglia di GreyGoose sui colli bolognesi con Cesare Cremonini.