Stefano Battaglia, l’alchimista in nero

Il pianista milanese taglia il traguardo dei cinquant'anni con un capolavoro dedicato alla musica di Alec Wilder, uno dei grandi compositori americani del XX secolo.

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Stefano Battaglia Trio
In the Morning (ECM/Ducale)
Voto: 9/10

Non sono molti i jazzisti che hanno dedicato un album intero ad Alec Wilder, uno dei grandi compositori americani del secolo scorso, capace di unire – un po’ alla maniera di George Gershwin – in varie forme tipicamente americane canzone brillante, composizioni non troppo intellettuali, elementi popolari e jazz. Dopo Frank Sinatra, che, insieme a Mitch Miller (il futuro direttore musicale della potentissima etichetta Columbia), contribuì a lanciarne la fama, solo “minori” come Bob Rockwell, Marion McPartland, Roland Hanna, Joe Locascio, Vic Juris si sono impegnati sul lungo periodo di un cd sui brani wilderiani, fossero celebri song oppure estratti da piece di musica classico-contemporanea.
Oggi è la volta del milanese Stefano Battaglia, che festeggia i suoi cinquant’anni con il suo sesto lavoro (qui siamo al decennale) per la prestigiosa etichetta ECM, esplorando e sviscerando sette brani di Wilder. “Sono entrato in un contatto più diretto con la sua musica nei primi anni 90, quando ne eseguii la Sonata per oboe e pianoforte e la Sonata per corno e pianoforte”, ricorda il pianista, che ha avuto un inizio di carriera pluripremiato in ambito classico. “Avevo già conosciuto alcune delle sue canzoni come While We’re Young, Blackberry Winter e Moon and Sand attraverso le intense versioni registrate da Keith Jarrett, ma solo dopo aver lavorato sulla musica da camera di Wilder ho voluto sviluppare una connessione più profonda con il suo universo musicale intrigante. E ho scoperto un immenso tesoro nascosto.”
Un tesoro che, insieme ai raffinatissimi partner Salvatore Maiore (contrabbasso) e Roberto Dani (batteria), il Nostro rende con una profondità assoluta, arrivando a scandagliarne il tessuto melodico con una minuzia di dettagli e una sicurezza di invenzioni, che riescono a dare l’idea di semplicità e di immediatezza anche a tagli, schizzi, punture, che spogliano fino allo scheletro i brani per ricostruirli in un climax sempre teso nonostante la rilassatezza melodica superficiale, che ricercano tensioni “scure” in puntate atonali, quasi dissonanti, e aperture “chiare” in dis-tensioni impressionistiche e luministiche. Con un’imprevedibilità di fondo assoluta.
ECM_2429@1040     Registrato dal vivo al Teatro Vittoria di Torino il 28 aprile 2014, In the Morning prosegue e illustra la ricerca di Battaglia e dei suoi compagni nei difficili territori del trio pianistico, con un esito di grande spessore, classificabile tra i migliori della stagione e illuminato da puro talento. Un volo che certifica più di una bolla papale la personalità, la classe e la tecnica assoluta del protagonista, così come di un Maiore dalla cavata profonda e potente e di un gigante “sotterraneo” come Dani, che stimola, pulsa, titilla, le note quasi fossero un delicato, umido clitoride.
Battaglia passa senza soluzione di continuità dalla melodia sinuosa ed evansiana e dagli ostinato della title-track (riletta con un’attenzione particolare al cosiddetto “sperimentalismo pop” del compositore di Rochester, vicino New York, noto per il suo carattere sgradevole, a volte persino prepotente) a quella intrigante e anseatica di River Run, dallo svolgimento più coloristico ma – giustamente – meno diversificato. Poi viene Moon and Sand, uno dei brani più celebri di Wilder, trattato con un rispetto che emoziona ancor più dell’energica versione jarrettiana, rigenerandone le linee guida.
When I Am Dead My Dearest scivola (non nel senso di scendere di livello, bensì in quello di danzare su uno strato sottile, luminoso e trasparente di ghiaccio) nel romanticismo, innervandolo di toccanti ansie quasi free, mentre i solo della lunga The Lake Isle Of Innisfree sono i più
“organizzati” del cd, sorretti da un’iniziale intenzione minimalista e da uno sviluppo languoroso. L’altra celebre song Where Do You Go?, resa con un incedere sottilmente ritmatista, e la conclusiva Chick Lorimer, con le sapide interlocuzioni piano-contrabbasso, viaggiano verso le zone più astratte e contemporanee del mondo sonoro di Battaglia, che dimostra – toccando in questo cd probabilmente il suo capo d’opera – come la combinazione di classicismo, free e mainstream delle sue corde riesca a diventare sempre più un sincretismo omeopatico totale, disegnato da una personalità ondivaga e insieme rigorosa, rapportabile a quella dell’alchimista-medico-scienziato protagonista de L’opera in nero di Marguerite Yourcenar.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.