Luca Carboni. Alla ricerca della felicità

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Luca Carboni arriva alla presentazione del nuovo disco Pop-Up senza pizzetto, con occhiali scuri, basette lunghe e giubbino nero, così come ritratto sulla copertina dell’album. Parla delle nuove canzoni, quelle incise tra Milano e Los Angeles, sotto la guida del manovratore di suoni Michele Canova Iorfida. Lo stesso che siede alla regia degli ultimi album di Jovanotti, Tiziano Ferro, Biagio Antonacci, fino a Marco Mengoni e Francesca Michielin.
Molta musica italiana passa dai suoi studi di registrazione e il rischio per Carboni era anche quello di entrare in una rete di omologazione sonora. Pericolo scongiurato, assicura Luca. «Ho cercato io Canova già per il precedente Fisico & Politico dove avevo cantato le mie canzoni più conosciute insieme a Elisa, Alice, Ligabue e Cremonini. Abbiamo affrontato la lavorazione di nuovi brani dove lui ha avuto carta bianca sulle programmazione elettronica e ritmica. Ho lavorato con lui come avevo fatto a suo tempo con Mauro Malavasi per Carboni del 1992, quello di Ci vuole un fisico bestiale e Mare mare. Canzone dopo canzone l’abbiamo fatta crescere senza fretta, una alla volta senza le pressanti sessioni in studio per terminare album. La prima canzone l’abbiamo affrontata nel dicembre scorso e l’ultima è stata realizzata in agosto. Alla fine sono molto soddisfatto del risultato, più di quello che mi aspettavo».
Per la canzone lanciata come singolo, Luca lo stesso, scorrevole e accattivante, è stato girato un video dove Luca rimane in primo piano e dietro due lui spettacolari modelle in minigonna lo accompagnano ai vari strumenti. Un omaggio a Robert Palmer di Simply irresistible, ammette. Come seconda canzone, Milano, una città che Carboni vedeva come una New York, dove succedevano tante cose, apparentemente irrinunciabile per uno che vuole raggiungere dei risultati. Aveva pensato di viverci ma poi ha preferito rimanere nella sua Bologna a cui dedica la successiva Bologna è una regola: «Perché Bologna è cambiata, ma è ancora una città dove un giovane può vivere bene, assicura».
Poi altre canzoni, importanti sotto il profilo dei testi, con riferimenti alla poesia di Jaques Prevert e Wislawa Szymborska, notevoli Dio in cosa crede e Chiedo scusa. In Dieci minuti doveva entrare anche un intervento rap, un genere che Carboni dice di ascoltare con interesse.
È un disco che può dare felicità, lo suggerisce lo stesso artista con un hashtag, perchè, spiega, a lui ha dato felicità nel realizzarlo, come ricorda con felicità l’ascolto di certi dischi a lui cari. I suoi riferimenti? Tanti, in ordine sparso, Bob Dylan, ma anche Duran Duran, Clash e Coldplay.
Nel finale dell’album si evidenzia un certo minimalismo: Epico tratta del tempo che non deve finire, mentre la conclusiva Invicibili rimane così come è nata, solo pianoforte e voce. Unidicesimo album di inediti per un cantautore nato negli anni ’80, pronto per partecipare al prossimo Sanremo?: No, a Sanremo non mi vedrete avverte Carboni, più spesso mi hanno chiesto di partecipare anche come ospite affiancando il cantante in gara, so che Carlo Conti ha fatto il mio nome tra coloro che vorrebbe portare sul palco, ma ho sempre creduto che quello non sia il palco adatto per le mie proposte. Eppoi, con un disco di canzoni nuove fatto uscire adesso, ogni eventualità viene cancellata.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).