Elucubrazioni di una 21enne appena arrivata a Milano

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Un paio di settimane fa, andando a Campovolo, ho conosciuto un uomo sul treno. Guardando la mia valigia, mi chiese se mi stessi trasferendo a Reggio Emilia e, dopo che gli avevo risposto che in realtà mi sarei fermata per appena tre giorni, mi disse che lui, con un bagaglio del genere, sarebbe stato via almeno un mese.
Beh, considerati i cento chili (arrotondo per eccesso, of course) ripartiti in una valigia grande, un trolley medio, uno zaino con borsa del computer e una borsa che venerdì ho portato da Mestre a Milano per il mio “grande salto nel vuoto” sono giunta a una conclusione: Cesare Cremonini quando cantava che Gli uomini e le donne sono uguali ha preso una grande, grandissima cantonata!
Oggetto di questo mio primo post nel mio nuovo blog Diario di una veneziana a Milano sono proprio le valigie. Di conseguenza, vi starete giustamente domandando se il mio trasferimento a Milano sia dovuto agli studi (i tomi di Diritto commerciale e Diritto amministrativo sono lì, minacciosi, che mi aspettano nella libreria alla mia destra), se sia qui per provare a diventare una giornalista o, per ora eventualità più probabile, se sia la nuova ragazza-immagine della Samsonite.
In realtà oggi vorrei parlarvi di valigie, sì. Ma anche di integrazione, filantropia. Facendola breve: aiutare il prossimo (e, in questo caso, il prossimo sarei io).
Riavvolgiamo il nastro: ragazzina di 21 anni con le sopra indicate valigie si appresta a fare un viaggio che può rivelarsi letale. Treno regionale veloce Mestre-Verona. Cambio con coincidenza di un minuto (va da sé, perso) o di un’ora. Altro regionale Verona-Milano Centrale, dove poi un sant’uomo sarebbe venuto a prelevarmi, portandomi a casa e risparmiandomi le micidiali code di metro e tram.
Insomma, facendola breve: salire scale stazione a Mestre, salire sul treno a Mestre, scendere dal treno a Verona, scendere scale stazione Verona, infilarsi in un bar per un’ora, risalire scale stazione Verona, salire sul treno a Verona, scendere dal treno a Milano, affrontare la bizzarra umanità della stazione milanese e raggiungere l’auto. Con quattro valigie. Beh, ma ci sarà sicuramente qualche cavaliere pronto ad aiutarti! Evidentemente non frequentate i Regionali dal ’74. Io, purtroppo, negli ultimi tre anni ho trascorso più tempo in treno che a casa mia e quindi davo per scontato che ciò non sarebbe successo. Infatti. Spintoni, gente che ti sbatte le porte dei vagoni in faccia o che, mentre gliele stai tenendo aperte nonostante con un piede tu stia reggendo il trolley perché non cada e con l’altro tu stia spingendo l’altro avanti, continua imperterrita a messaggiare non aiutandoti neanche per sbaglio, gente che sembra godere nel vederti fare su e giù dieci volte dal treno per prendere ogni valigia, con una faccia che manco dopo una gara di wrestling. Ecco, tutti tranne ben (!) cinque persone, che vorrei ringraziare una ad una.
Il primo è il ragazzo africano che durante l’intera tratta Vicenza-Verona mi ha dato una mano a reggere le due valigie, perché non cadessero addosso agli altri passeggeri.
Il secondo è un uomo mediorientale che, vedendomi in difficoltà, mi ha aiutato a portare giù le valigie dal treno a Verona.
Il terzo è un simpaticissimo ragazzo, anche lui africano, che si è offerto di andarmi a prendere le cose che avevo ordinato al bar, così che non mi muovessi con i cento chili di valigie.
La quarta è una ragazza indiana, che mi ha portato il bagaglio più piccolo al binario della stazione di Verona, facendo tutte le scale da sola.
Infine, un ragazzino inglese che, a Milano, mi ha portato giù le valigie dal treno. Anche lui, spontaneamente.
Tutta questa umanità lungo l’Interail interculturale Mestre-Milano: anche un viaggio così banale può trasformarsi in un’esperienza di vita difficile da dimenticare.

PS Tutti i post di questo blog li concluderò con una canzone a tema. Per questo primo articolo la mia scelta ricade su Life is sweet del trio Fabi, Silvestri, Gazzé perché, nonostante tutto, La vita è dolce. Tra l’altro, il video di questo pezzo è stato girato proprio durante il viaggio che i tre hanno intrapreso in Sud Sudan.

YouTube / FSGVEVO – via Iframely

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.