Coloro che hanno l’arroganza e la presunzione di fare, tra le altre cose, come mestiere quello di scrivere, come me, dovrebbero sentire anche il dovere e trovare il coraggio di opporre una visione libera del mondo alle logiche economiche che se lo stanno mangiando.

Nel giorno in cui sembra avvenuta l’unificazione tra due colossi dell’editoria, Rizzoli e Mondadori, per dare vita a un mostro che probabilmente egemonizzerà buona parte del “mercato” editoriale, non sento invece levarsi molte voci di ribellione e di denuncia del pericolo che corre l’informazione culturale nel suo insieme.

C’è un silenzio meschino da parte di chi scrive, mentre ci si aspetterebbe una forte levata di opposizione, un vento di aspirazione all’integrità e alla libertà di circolazione delle idee.

La verità, vista dal lato brutto, è che anche gli scrittori, come i giornalisti, salve le rare eccezioni, sono nella maggioranza dei casi servi di chi li offre e vende a un pubblico sempre meno in grado di valutare.

Il pubblico.

Il Grande Pubblico.

Questo dio informe, sempre più alimentato di spazzatura e al quale sacrificare tutto, persino ciò che si avrebbe da dire, ammesso che vi sia qualcosa di sacro da dire, qualcosa per cui si possa vendere il proprio umido cuore.

La verità, dal lato brutto, parla di categorie sin troppo mitizzate, quasi fossero isole di salvezza per il giusto e il pulito sondaggio dell’animo umano.

Mentre sono invece e troppo spesso soltanto dei “mestieri”, impieghi mediocri di sé e delle proprie vaghe qualità intellettive, che per opportunismo e per “bisogno” di mantenersi saldi su posizioni garantite, fa somigliare chi le esercita a qualcuno che allevi e tolleri in segreto una schiavitù interiore in nome e in cambio della misera esibizione della propria vanità.

A tutti costoro va la mia più profonda disapprovazione.

Dedico invece a chi ha desiderio infinito di sé, la meraviglia di non avere padroni.

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gianCarlo Onorato
Musicista e scrittore fuori dagli schemi, ex leader di Underground Life. Ha pubblicato i dischi: Il velluto interiore (1996), Io sono l’angelo (1998), Falene (2004), Sangue bianco (2010, Premio Giacosa 2012); ExLive con Cristiano Godano (2014); ed i libri: Filosofia dell’Aria (1988), L’Officina dei Gemiti (1992), L'ubbidiente giovinezza (1999), Il più dolce delitto (2007), ex - semi di musica vivifica (2013). Centinaia di concerti alle spalle e un nuovo disco e un nuovo romanzo nel prossimo futuro.
  • Stefania Maria

    Già. Le fusioni faranno bene ai consigli d’amministrazione e rassereneranno le banche, ma di certo la circolazione delle idee è in pericolo. I colossi guardano per lo più i grandi numeri. Poca cura nel pubblicare libri di valore che abbiano anche una durata nel tempo e non vita da falena. Rischiano poco, pur potendoselo permettere, basti pensare, un esempio tra i tanti, a Goliarda Sapienza.
    Il suo romanzo più celebre, “L’arte della gioia”, in un cassetto per più di vent’anni, l’autrice lo finì di scrivere nel 1976, rifiutato più volte dalla principali case editrici, fu pubblicato postumo per intero da Stampa Alternativa nel 1998 due anni dopo la morte della scrittrice. Goliarda morirà povera e l’indigenza la segnerà per tutto l’arco della sua vita. Einaudi ripubblica “L’arte della gioia” nel 2008. Il romanzo ha un successo di critica e di vendite. I potenti mezzi della grande distribuzione….
    Intere collane come “Gli Elefanti. Poesia Cinema Teatro” sparite dal mercato. La collana della Bur “Classici e latini” decimata. Trovare le opere teatrali di Albert Camus impossibile. Leggere Angela Carter, in italiano, un’impresa, perché di lei del poco che è stato pubblicato, non rimane quasi nulla. Se si volesse conoscere l’opera omnia di uno scrittore che non sia Ken Follett “tanti auguri”, dall’altra non mancano le pubblicazioni visto che in questo Paese vengono stampate circa cento novità al giorno e circa la metà di queste hanno la stessa trama e la stessa copertina. Mi ritorna in mente un libro di Will Self “Ombrello”: fuori catalogo; “La fortezza della solitudine” di Jonathan Lethem anche, di Eduardo Galeano rimangono disponibili una manciata di libri e la lista potrebbe continuare all’infinito.
    Poi succede che un caso letterario di qualche anno fa riguarda un libro stampato nel 1965 (“Stoner”).
    Le principali case editrici italiane pensano più all’apparenza che alla sostanza, si rifanno il trucco continuamente, aumentando costantemente il prezzo di copertina. Le fotografie patinate e da rivista di moda hanno sostituito le ben altre immagini che eravamo soliti ammirare nelle collane storiche di molte delle principali case editrici italiane che stanno perdendo di anno in anno, sempre più, credibilità. Grazie a chi?
    Lode a Roberto Calasso che si ricompra il 58 per cento di Adelphi in mano alla Rizzoli.