The Program. Il ciclismo ce l’ho nel sangue

Come Armstrong vinse Sette tour de France per trasfusione

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The Program
di Stephen Frears
con Ben Foster, Chris O’Dowd, Dustin Hoffman, Lee Pace, Jesse Plemons.
Voto 7

Che antipatico questo ciclista che si pompava e minacciava in diretta con un sorriso quelli che avrebbero potuto sputtanarlo. Ma pare sia andata così. L’uomo che aveva vinto tutto, anche il cancro ai testicoli, con un raffinato sistema di autoossigenzione del sangue inventato da un medico italiano, alterava decisamente le sue prestazioni e vinceva, vinceva, vinceva. Non solo lui, ma coerentemente tutto il gruppo che lo spalleggiava  e tirava le sue corse. Il programma di doping era il più sofisticato di quel tempo e agli inizi difficile da scorprire, più avanti tutta l’intelligenza strategica della US Postal, la squadra di Lance Armstrong, venne utilizzata per eludere i controlli più che gli avversari. Il film di Stephen Frears è tratto dal libro Seven Deadly Sins di David Walsh del Sunday Times, il giornalista che come un profeta non creduto venne ostracizzato dall’ambiente e quasi abbandonato dalla sua testata fino a che i sette peccati capitali  (i sette Tour de France vinti con l’inganno) non vennero confessati da Armstrong stesso, che ammise di aver assunto sostanze dopanti dal 1993. A parte il risvolto imbarazzante di un campione superdrogato che finanziava una fondazione per la lotta al cancro, l’elemento sinistro del film (che alcuni addetti ai lavori con l’occhio lungo trovano manchevole nelle ricostruzioni dei Tour con  le giuste biciclette d’epoca: ma io non saprei) è il fastidio che il mondo dello sport manifesta quando il giocattolo che produce tanti soldi viene anche solo intaccato: The Program rischia di essere la preistoria della nostra attuale situazione. In quale sport oggi non ci si pompa?

YouTube / VideaCDEdistribuzion – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori