Madman combatte il Doppelganger del rap

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Doppelganger
di Madman
Voto 7,5

Alcuni considerano una leggenda quella raccontata sui Doppelganger, altri sostengono che essi siano delle copie maligne di noi stessi, e che esistano davvero.
Una certezza noi l’abbiamo e ve la sveliamo: nel settembre 2015 è uscito Doppelganger, primo disco da solista del rapper Madman.
“Trito rapper come ghiaccio col Blender…”.
Madman inizia con il botto, non fatevi ingannare dalla prima impressione. Al primo ascolto, soprattutto a un orecchio poco attento e a un giudizio frettoloso, potrebbe dare l’impressione di essere il solito, trito e ritrito, che rappa facendo in continuazione autocelebrazione, ma, riascoltandolo meglio, vi potrete ricredere e cercherò di spiegarvi il motivo.
Oggi sembra che tutti debbano essere i primi per forza, e inevitabilmente ciò abbassa il livello di un fenomeno che, come posseduto da una sorta di spirito maligno, è costretto a salire e allo stesso tempo a scendemadman-doppelgangerre: il rap. Negli ultimi anni si è dato vita al Doppelganger del rap. Madman lo combatte e racconta implicitamente e attraverso metafore sottili la bipolarità della scena rap, ma che anche la sua. Trapela costantemente il desiderio di non voler giudicare e il non voler essere giudicato. Spesso parla di droga creando analogie divertenti riguardo il flow e la tecnica nel fare rap. Il lato Doppelganger lo porta a buttare fuori il lato peggiore di sé, senza per questo dover essere incolpato. Ringraziamenti al rap che gli ha dato la possibilità di emergere, ma allo stesso tempo la narrazione di questa illusione. L’attacco nei confronti di chi lo vede solo ora perché è conosciuto è chiaro, ma allo stesso tempo lo è anche la libidine di essere riconosciuto.
La sfumatura di questa inquietudine è di rilievo nella traccia Devil May Cry, al contrario, l’esaltazione è molto esplicita in Non credo ft Luchè e il pezzo seguente in scaletta, Top Player ft Jake La Furia.
Ma allora cosa non permette il voto “8” a questo disco? Il flow davvero troppo robotico che ricorda eccessivamente l’amico Gemitaiz e che a tratti risulta molto snervante.

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Tyrone Nigretti
Mi chiamo Tyrone, vivo a Milano ed ho 21 anni. Ho iniziato ad ascoltare il rap perché rispecchiava la mia persona: il rap dice le cose nello stesso modo con cui amo dirle io, in modo pungente ed efficace. Le prime recensioni le ho scritte con il desiderio di spiegare il rap e di dare un'interpretazione che desse peso e importanza ad ogni parola scritta nei testi. Questa passione si è intensificata a tal punto da desiderare di poter lavorare con il rap e per il rap. Grazie al rap, dal quale sono stato in qualche modo ispirato, ho scritto il mio primo libro: Fattore H, edito da Rizzoli.