Eau argentée- Autoritratto siriano

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Eau argentée – Autoritratto siriano
di Ossama Mohammed, Wiam Simav Bedirxan

Della Siria e degli orrori di quella guerra e del film è stato detto di tutto e di più ai molti festival in cui è stato, tra cui Cannes, Locarno, Torino. All’inizio è la primavera araba, alla fine quello che appare o scompare dai telegiornali a seconda dei cambi di politica internazionale. In Eau Argentée. Autoritratto siriano, a parte la simpatia per i manifestanti antigovernativi, non troverete analisi sofisticate sulle parti in causa, le tribù, le etnie, le religioni e i blocchi internazionali (chi sta con Assad, chi contro, chi coi russi e i petrolieri, chi con gli europei e dove sta Isis e chi bombarda chi). Ci sono frammenti, schegge d’immagini brutte, manifestazioni prima gioiose, poi rabbiose, le sparatorie, i morti, i bambini morti, gli animali mutilati che si aggirano, le case deserte e i fori di proiettile, i crateri delle bombe, gli sfollati. Te li aspetti. Ti aspetti anche le torture e i torturatori che dicono ai genitori di un prigioniero dimenticatelo, fate un altro figlio, e se avete bisogno d’aiuto mandiano i nostri soldati. Quello che non ti aspetti è che qualcuno collazioni questo inferno di microsequenze, di solito girate con cellulari che sobbalzano o sgranano, quando va bene con qualche minicamera, e invece di farne l’ennesimo reportage, parli di cinema e faccia poesia con passaggi dove l’insostenibile agli occhi sfiora l’onirico. Il regista Ossama Mohammed ha continuato a montare frammenti di sconosciuti youtubers a Parigi in un dialogo a distanza con una giovane ragazza curda di Homs, Wiam Simav Berdixan. Il risultato è di una bellezza fragile e abbastanza terribile. Simav in curdo vuol dire “acque d’argento”.

YouTube / unifrance – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori