Janis Joplin gave us a piece of her heart

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«Take another little piece of my heart» cantava Janis Joplin nel ’68, in concomitanza con il suo addio ai Big Brother, la sua band storica, per il grande salto nel buio che l’avrebbe portata alla consacrazione mondiale.
E, infatti, così è stato. Janis Joplin: una delle regine indiscusse del blues. La musica, però, in cambio si è presa ben più di quel pezzo di cuore, strappandosi la sua vita, ad appena 27 anni.
Già presentato in anteprima alla Mostra del cinema di Venezia, è arrivato ieri nelle sale Janis, documentario di Amy Berg dedicato a una delle più grandi icone della musica rock di tutti i tempi. La vita di Janis Joplin viene raccontata a partire dalla sua infanzia, quando Janis era considerata il brutto anatroccolo, presa di mira dai compagni di classe. Da bambina guardava le fotografie delle modelle sulle riviste patinate, voleva somigliare a loro, mentre l’immagine che, a casa, la attendeva sullo specchio era quella di una ragazzina dai lineamenti sgraziati, dai capelli perennemente arruffati e dalle pelle puntellata da brufoli. Una sofferenza e la continua sensazione di essere sola al mondo che l’accompagneranno per sempre, fino alla morte, accorsa, come quasi sempre è accaduto con le grandi icone rock, per un’overdose: «A chi importa se io mi buco?» diceva lei.
Ma è anche una Janis Joplin piena di vita, quella raccontata da Amy Berg. Innamorata della musica come di nessun’altra cosa al mondo, fin da quando, a 17 anni, quasi per caso scoprì quella voce incredibile che l’avrebbe portata nell’olimpo del rock. E da allora la musica divenne la sua ragione di vita: il suo unico obiettivo, che la portò a trasferirsi a San Francisco alla ricerca di fortuna. Fama e fortuna che arrivarono velocemente, come si usava negli anni Sessanta: anni guidati da ventenni che avevano la pretesa di dominare il mondo, senza chiedere il permesso a nessuno. E ci riuscivano.
La vita di Janis Joplin è raccontata attraverso filmati originali, video in cui Janis Joplin si mostra in tutta la sua voglia di vivere, durante le interviste, nei camerini insieme alla sua band ma, soprattutto, sul palcoscenico: la sua unica vera ossessione. La depressione, puntuale ad attenderla ai piedi della scaletta del palco. L’avrebbe accompagnata, come sempre, fino al concerto successivo.
E poi ci sono le innumerevoli lettere inviate ai genitori, conservatori che mal sopportavano le scelte bizzarre della figlia a cui, tuttavia, mai si opposero. E ancora, agli amici, agli innumerevoli amanti.
Colonna sonora, i più grandi successi dell’artista e, prescindendo perfino dalla bellezza delle canzoni, una voce che di ordinario aveva ben poco: in grado di lacerare l’atmosfera ed emozionare in maniera viscerale con una sola nota. Il quadro che emerge da questo film è quello di una persona, oltre che di un’artista, estremamente fragile, dal continuo bisogno di sentirsi accettata dagli altri, segnata fin dall’infanzia. Caratteristica che probabilmente mal si conciliava con un talento e una personalità dirompenti, che portavano Janis Joplin a essere sempre fuori dagli schemi, con comportamenti spesso al limite tra il continuo bisogno di provocare e quel pizzico di sana follia che è propria del genio.

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.