Morrissey è sempre uno “charming man”

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This Charming Man era il titolo di una vecchia hit degli Smiths, band icona della dark-wave anni ’80 le cui punte di diamante erano il vocalist Morrissey e il chitarrista Johnny Marr. Poi Morrissey all’apice del successo ha sciolto il gruppo intraprendendo una brillante carriera solista, iniziata nel 1988 con il formidabile esordio di Viva Hate.
This Charming Man si presenta a Cesena per la seconda e ultima data italiana di questo 2015 dimostrando tutto il suo carisma, la sua classe e la sua voce straordinaria in un concerto che regala emozioni a profusione. Prima di cominciare scorre un video in cui Morrissey condensa in mezz’ora tutti i suoi artisti di riferimento: dai Ramones ai New York Dolls, passando per Aznavour, Ike&Tina Turner e la poetessa americana Anne Sexton.
Alle 22 si parte con l’entrata in scena della band sullo sfondo di un’immagine di Bruce Lee e un perfetto inchino alla giapponese prima di iniziare. Ed è subito pelle d’oca sulle note di Suedehead, intramontabile hit dal suo primo album e, nonostante la pessima acustica iniziale, la voce di Morrissey risuona forte e chiara all’interno di un Nuovo Teatro Carisport  non gremito come l’evento avrebbe meritato.
L’acustica migliora sui ripescaggi di canzoni un po’ dimenticate come Alma Matters e Speedway, mentre sullo sfondo di un video che vomita violenze assortite su uomini e animali, Moz intona la b-side Ganglord, supportato alla voce dal polistrumentista ispanico Gustavo Manzur (tastiere, fisarmonica e percussioni). La band anglo-latina è formata dai fidati Boz Boorer (chitarra, clarinetto, percussioni e voce) e Matt Walker (batteria) e da Jesse Tobia (chitarra) e Armando Lopez (basso).
È il momento di aprire una finestra sull’ultimo album World peace is none of your business (2014) da cui Morrissey esegue, oltre alla title-track, le bellissime Staircase at the University, Istanbul e Kiss me a lot. È davvero in grande spolvero il nostro che a sorpresa intona una favolosa Now my heart is full, canzone di apertura di Vauxhall And I (1994) che manda il pubblico in visibilio.
La voce è chiara, calda e stentorea e le sue movenze trasudano classe e fascino: a dispetto della sua fama di personaggio ombroso e scostante Moz cerca il contatto col pubblico e dedica la sua You have killed me a Pasolini e Fellini. The bullfighter dies viene introdotta dalle parole “Who put the pain in Spain” e condanna apertamente la corrida auspicando la morte del torero. La natura di animalista e vegetariano convinto non si smentisce e raggiunge l’acme su Meat is Murder, manifesto degli Smiths accompagnata da un video in cui si susseguono immagini raccapriccianti di animali macellati e torturati.
La finestra sugli Smiths si apre sulla strepitosa How soon is now?, che Morrissey dedica a se stesso, intervallata da Everyday is like Sunday, la sorpresa di What She Said e il bis conclusivo di The Queen is Dead, al termine della quale con gesto teatrale si strappa la camicia di dosso e la getta al pubblico. Un vero e proprio lord britannico, dalla classe innata e dalla voce che, dopo aver vinto un brutto tumore, non ha perso nulla del suo malinconico fascino.

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.