Vivi e Immortali

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“Sorry you didn’t see him, but I’m glad we talked … Oh I, oh, I’m still alive … Hey, I, I, oh, I’m still alive … Hey I, oh, I’m still alive” … Ciascuno di noi vive dei momenti la cui importanza non viene colta all’istante, ma tornerà sempre viva nei ricordi per lungo tempo.

E così, quel giorno, in quel piccolo ufficio a New York, dove ero stato invitato dall’amica e collega Lisa, conobbi Kelly Curtis, già manager degli Alice in Chain e dei Mother Love Bone. Kelly si trovava negli uffici della Epic per presentare una nuova band, nata proprio dalle ceneri dei Mother Love Bone: i Pearl Jam. Aveva con sé il video del brano Alive e Lisa volle che io lo vedessi per condividere il suo entusiasmo. Il brano mi aggredì con le sue possenti vibrazioni, i riff di chitarre e la voce profonda di Eddie Vedder. Era solo l’inizio di un’immensa passione.

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Qualche tempo dopo, invitai i Pearl Jam a Milano per uno showcase in un piccolo locale, gremito da giornalisti e curiosi amanti del genere. Il gruppo di Seattle, con la sua straordinaria energia, incantò il centinaio di presenti. Il secondo atto di seduzione musicale, avvenne qualche mese più tardi, sempre a Milano, in un teatro con la capienza di un migliaio di persone. Il pubblico ne uscì coinvolto e sconvolto dalla forza espressa dalla band sul palco.

La mia passione era ancora a livelli professionali, fin tanto che, un giorno, quando presentammo una diretta con The 30th  Anniversary Bob Dylan Concert Celebration,  al quale parteciparono oltre a Dylan, artisti come George Harrison, Lou Reed, Eric Clapton, Neil Young, Ronnie Wood, The Band e molti altri, ad un certo punto, calate le luci sul palco, nel cerchio lunare di un faro, apparse Eddie Vedder accompagnato dalla chitarra acustica di Mike McCready. Eddie interpretò Master of War con un trasporto commovente, ipnotico, emozionante. Jim Morrison avrebbe gradito il suo erede. Ora era amore vero.

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Con il passare degli anni i Pearl Jam diventano sempre più grandi e suonano in luoghi sempre più capienti. La potenza musicale e la poesia dei testi li hanno resi un’icona indistruttibile del rock mondiale. Ciascuno dei componenti è libero di sperimentare strade diverse. I loro fan sono una tribù immensa e fedele, che rispetta le scelte della band non solo per l’aspetto musicale ma anche per l’impegno sociale. La loro coerenza politica, la loro attività benefica, i loro messaggi sono premiati da una longevità artistica quasi impossibile per una band nata negli anni ’90.

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Dopo aver assistito a decine di concerti, aver festeggiato al loro fianco la maggiore età di mia figlia, dopo aver propagandato il loro sonoro verbo per tutto il nostro territorio … ci troviamo in un pomeriggio uggioso a Verona, rilassandoci in attesa del concerto, nei millenari camerini dell’Arena. Eddie non è mai ansioso, mai perde quel sorriso e quel dolce modo di porsi al prossimo. E’ frastornato dalla bellezza del luogo in cui si esibirà, lui ama l’arte, la cultura, le cose belle, il nostro buon vino. L’Italia lo affascina così tanto da essersi sposato a Roma e, successivamente,  essersi fidanzato con la seconda moglie a Milano.

“Questa sera sarai sul palco con me” mi disse “mi farebbe piacere che tu fossi partecipe in un posto così carico di storia, così immortale. Vorrei condividere con te l’affascinante esperienza di questo concerto e che tu possa vedere e sentire quello che potrò vedere e sentire io”.

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Non essendo un musicista, trovai posto dietro ad alcune casse di strumenti, alle spalle di Eddie Vedder, sul palco dei Pearl Jam, in una meravigliosa e indimenticabile notte in quel maestoso e affascinante anfiteatro romano. Quella notte, sotto la pioggia si sono mischiati, con un’irripetibile magia, i suoni di una musica straordinaria con il potere dato da un’atmosfera fiabesca, tanti Romeo e Giulietta a tenersi le mani. L’Arena ci ha abbracciato insieme, con vigore, con passione, la stessa che sentivo arrivare quando, anni prima, in quel piccolo ufficio a New York sentii per la prima volta un brano dei Pearl Jam.

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Eddie Vedder, come un vagabondo in cerca di casa, tra quelle pietre secolari,  in una indimenticabile notte piovosa, fece trovare a tutti una botola verso il sole … l’immortalità.

YouTube / Fernando Herrera Cervantes – via Iframely

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.