Tutto un altro Bruce…

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Di cover di Springsteen ne abbiamo sentite a migliaia: tributi, versioni in italiano, addirittura ninna-nanne ma stavolta l’operazione è veramente molto, molto interessante. Parlo di “Bruised Arms & Broken Rhythm”, album realizzato dalla cantante svedese Moa Holmsten (già voce e front-woman della band heavy metal Meldrum) con la collaborazione di Tony Naima. Un disco che presenta 14 brani del Boss (più la bonus track “Born In The USA”), completamente rivisitati dal duo svedese. E già il titolo scelto, bellissimo, la dice lunga su ciò che andremo a sentire. Tutto è partito nel 2013 quando Moa e Tony sono entrati in studio per registrare una versione di “Badlands” a dir poco inusuale ma molto interessante e – soprattutto – originale. I due artisti si sono talmente divertiti a lavorare su questa cover  che hanno ripetuto l’esperimento con altri brani del Boss, scegliendo anche pezzi poco noti al grandissimo pubblico, come “Lift Me Up”, “Highway 29”, “Streets Of Fire”, “State Trooper”. Ma è l’insieme dell’album che risulta essere un’operazione di grande creatività artistica da parte di due musicisti e compositori che oltretutto – e qui forse sta il punto più interessante –  non sono fan sfegatati del Boss.

Abbiamo sempre avuto un grande rispetto per Bruce Springsteen – ha detto Moa – ma credo che proprio il fatto di non essere dei fans della primissima ora sia stato fondamentale per lanciarci in questa impresa: potevamo scoprire canzoni nuove o riscoprire brani più vecchi e lavorarci da una prospettiva assolutamente nuova e unica. Abbiamo avuto la possibilità di essere coraggiosi senza essere condizionati dall’emozione o da presunte aspettative. Ci siamo sentiti completamente liberi di interpretare a modo nostro i suoi pezzi”.

E infatti le versioni di Moa Holmsten, che peraltro gode anche di una bella voce potente e sensuale al tempo stesso, risultano senza dubbio   quanto di più originale sentito negli ultimi anni a proposito di cover Springsteeniane.

Fare questo disco è stato come quando ti innamori di una persona, quando inizi a conoscerla per la prima volta e muovi  i primi passi un po’ tentennando. Hai di fronte una persona che ha un passato e una sua storia e l’ultima cosa che vuoi, è sentire gli altri che ti dicono che tipo sia. Tu lo vuoi scoprire da sola, vuoi vedere un  lato che nessun altro ha mai visto. Per questo – ha continuato l’artista di Stoccolma – mi sono rifiutata con tutte le mie  forze di leggere articoli, libri e interviste di Springsteen. Volevo scoprirlo per conto mio, e dare la mia personalissima visione di una icona Americana, non la sua interpretazione standard. Questo è senza ombra dubbio,  il modo in cui le canzoni di Springsteen mi hanno parlato. Il nostro rapporto è progredito lentamente e adesso sono totalmente innamorata di lui. Spero che la cosa sia reciproca…“.

Moa Holmsten nell’agosto scorso si è anche esibita a New York e dintorni: il 19 è stata al Delancey nel Lower East Side di Manhattan, il 20 al The Saint di Asbury Park e il 21 al Living Room di Williamsburg (Brooklyn), ma non sappiamo se abbia incontrato o meno Bruce, che forse in quel periodo era in vacanza da qualche parte nel mondo. Chissà… Magari si sarà nascosto dietro uno dei suoi cappelli da baseball e un paio di occhiali da sole per scoprire l’ennesima interpretazione della sua musica. Questa volta però si sarà sorpreso anche lui perché Moa ha fatto un lavoro davvero imprevedibile. Andatevi a sentire la versione (ruvidissima ma da brividi)  di “Incident on 57th Street”, cantata quasi tutta a cappella per poi esplodere nel finale, o la già citata “Badlands” che non era mai stata cantata così, oppure la delicatissima versione di “Born To Run”, o la romanticissima “Tougher Than The Rest” cantatata con tutto un altro ritmo e un altro arrangiamento, e un assolo di chitarra che riecheggia, seppur in parte, l’anima metal del duo svedese (anche se nel video  l’assolo è sfumato). Ma sarebbe ingiusto non menzionare anche le altre canzoni perché tutte le cover firmate da Moa Holmsten e Tony Naima hanno quell’impronta nordica a tratti cupa, a tratti glaciale, ma decisamente affascinante e all’avanguardia. Del resto – come diceva Prince, genio assoluto della musica contemporanea – le cover hanno senso solo se stravolgi completamente il brano che reinterpreti, perché se devi rifarlo uguale, tanto vale non perdere tempo perché l’originale già c’è e sarà sempre meglio.
Questa la tracklist di “Bruised Arms & Broken Rhythm”:

  1. Highway 29
  2. Danicing In The Dark
  3. The River
  4. Sad Eyes
  5. Badlands
  6. Born To Run
  7. Soul Driver
  8. State Trooper
  9. Lift Me Up
  10. We Take Care Of Our Own
  11. Incident on 57th Street
  12. Streets Of Fire
  13. Tougher Than The Rest
  14. You’re Missing
  15. Born In The U.S.A. (Bonus Track)

 

YouTube / meetmoaband – via Iframely

 

 

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.