Woman in Gold. La memoria in cornice

La donna e l'avvocato che sfidarono una nazione per un quadro

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Woman in Gold
di Simon Curtis
con Helen Mirren, Ryan Reynolds, Daniel Brühl, Katie Holmes, Tatiana Maclant
Voto 6 1/2

La donna d’oro era il ritratto di Adele Bloch-Bauer fatto da Klimt, rubato ai proprietari dai nazisti, passato per le traversie del dopoguerra allo stato austriaco. Ma Adele Bloch Bauer era anche la zia molto amata di Maria Altman, fuggita in America quando i nazisti stavano per deportarla. Quasi cinquant’anni dopo, alla fine degli anni 90, la signora Altman, sull’onda di una revisione fatta dai beni culturali austriaci, vorrebbe indietro il ritratto della zia, ma le rispondono che non è il ritratto della zia, ma il quadro di Klimt più rappresentativo dello stato austriaco. Quindi, niente. Lei ci resta male, si rivolge a un giovane avvocato appena entrato in studio per tutt’altre mansioni, e lui scatena, senza troppa convinzione, una piccola guerra personale contro l’apparato burocratico dell’Austria. E strada facendo fa sue le ragioni della vecchia signora e vince con le armi della legge e con quelle del cuore e dell’appartenenza. Le vicende giudiziarie, non eclatanti, evolvono in parallelo a flashback della vita di una comunità ebraica ricca e colta in una Vienna che sta diventando nazista e sta per uccidere un intero mondo. Non è un film sulla memoria ai massimi livelli, ci sono stati altri film per questo, e neppure l’uso intelligente o sorprendente dei codici e dei precedenti giuridici è più esaltante che altrove. Eppure, l’insieme delle due cose genera un film molto, molto all’antica, dove ognuno è al suo posto con una certa delicata misura, e ovviamente si esce dalla visione contenti. Merito della recitazione soave di Helen Mirren e per quella, sottotono e sorprendente di Ryan Reynolds. La storia è veramente accaduta.

YouTube / Eagle Pictures – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori