Missione assolta

Anche a Taiwan – così come nel nostro Mezzogiorno – sanno suonare secondo i comandamenti del dio del jazz, ovvero miscelando tradizione e modernità, mainstream e innovazione. Lo dimostra il brillante esordio di questo sestetto "fifty/fifty".

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Mission Formosa
Mission Formosa (AlfaMusic)
Voto: 7/8

Sono proprio una bella coppia Giuseppe Bassi e Kuan Liang Lin. Dal punto di vista ritmico s’intende, dato che è stata la moglie – apprezzata concertista di Taiwan – a mettere in contatto il 43enne contrabbassista pugliese, coda di cavallo, Rayban old style e baffetto sottile, con alcuni talenti del jazz del suo Paese, tra cui la giovanissima batterista dal sorriso che farebbe ringalluzzire anche un busto dell’Alfieri.Dopo vari concerti, con la presenza anche di star del calibro di Enrico Rava e Roberto Ottaviano, il quartetto messo in piedi da Bassi e denominato Mission Formosa (dal nome “europeo” dell’isola indipendente, ma da sempre rivendicata dalla Cina) si allarga proprio alla collaborazione – del resto attiva da qualche tempo – di un trombettista, l’ormai non più sorprendente Francesco Lento, e di un secondo sassofonista, l’altista, una certezza nel nostro panorama, Gaetano Partipilo.copa Mission
Gli altri due solisti sono anch’essi taiwanesi, la pianista YuYing Hsu, spesso partner del trombettista Alex Sipiagin e raffinata anche come compositrice (il suo cd da solista Untitled vinse nel 2011 il Golden Indie Music Award, uno dei due più prestigiosi premi musicali di Taiwan, come “miglior album jazz”), e il brillante tenorista Shen Yu Su, e completano una formazione elastica e ben organizzata, che sa passare dall’appeal del piccolo combo intimista e carezzevole di “A Song For My Mother” all’effervescenza persino un poco bislacca del riuscito “Mostro’s Kiss”, in cui offre un sound corposo e quasi da big band.
Con i fiati sempre in spolvero – ascoltate ad esempio il superbo assolo di Partipilo nell’iniziale “At 3,09 A.m., A Dream”, una sorta di presentazione subito al meglio – e brani che volano alto, tra ballad come la conclusiva “A Song For You, In April”, blues come “Zhong Kui Blues”, standard come il magistrale inno al jazz “Swingin’ At The Heaven” di Ellis Marsalis oppure la canzone-simbolo di Taiwan “The Olive Tree”, Mission Formosa assolve il suo compito con grande piacevolezza. Con un equilibrio e un rispetto dei ruoli sorprendenti. Con una sicurezza da veterani, ovvero che non riesce a offuscare l’intelligente freschezza dei brani.
Chissà se dobbiamo considerarlo un esempio di come sia propositivo e ricco di idee il nostro jazz oppure se dobbiamo dire grazie soprattutto al talento sincretico dei tre musicisti con gli occhi mandorla? Di certo l’internazionalismo musicale del suono afroamericano offre anche qui, e ce n’è sempre bisogno, un’ulteriore elargizione di vitalità e gioia per le orecchie.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.