“Pronti a salpare” di Edoardo Bennato: la recensione track by track

Edoardo Bennato torna con un disco di inediti 5 anni dopo "Le vie del rock sono infinite" e lo fa nel suo inconfondibile stile rock con sprazzi di blues, e richiami (sia nel suono che nei testi) ai suoi album più acclamati.

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Pronti a salpare
di Edoardo Bennato (Universal)
voto: 7

A cinque anni di distanza dal precedente album di inediti (Le vie del rock sono infinite) torna Edoardo Bennato con un nuovo disco e lo fa nel suo classico e inconfondibile stile: rock d’autore misto a ironia. Prodotto da Brando e pubblicato da Universal, l’album sarà disponibile da domani, venerdì 23 ottobre, sia su supporto fisico che negli store digitali.
La title track, Pronti a salpare, è dedicata a Fabrizio de Andrè, ed è un folk-rock decisamente Dylaniano in cui il cantautore racconta, senza retorica o facili luoghi comuni, l’odissea di chi è pronto a salpare e scappare dal proprio paese e da guerre, fame, malattie, per cercare una vita migliore in un’altra parte del mondo, ma ci mette in guardia quando afferma “e anche noi privilegiati del sistema occidentale… pronti a salpare”, perchè i tempi cambiano, il mondo cambia rapidamente, e dobbiamo essere tutti pronti ad affrontare quello che ci riserverà il futuro.
Il singolo che accompagna il lancio dell’album, Io vorrei che per te, è una rock ballad che pesca a piene mani dalla storia di Peter Pan, già raccontata in Sono solo canzonette (“Io vorrei che per te / quell’isola che non c’è / diventasse realtà / non solo un’isola esclusiva di Peter Pan”), mentre Povero amore (che noi candidiamo a prossimo singolo radiofonico) racconta di un amore perso, finito nei ricordi e nella malinconia, ma anche svilito “dalle agenzie di fidanzamenti” e da gente che ormai ha poco amore per l’amore.
Un esperimento, decisamente riuscito, è La calunnia è un venticello, reinterpretazione del classico rossiniano tratto da Il barbiere di Siviglia, al quale Bennato ha aggiunto due nuove strofe dedicate ad Enzo Tortora e Mia Martini, a dimostrazione di come “la calunnia è un venticello / ma in un lampo diventa tempesta / e produce un’esplosione come un colpo di cannone / un terremoto che fa tremare” ed arriva fino a distruggere la vita delle persone tirate in ballo.
Il mio nome è Lucignolo è un brano rock con un riff trascinante che è stato scritto appossitamente per la colonna sonora del musical Burattino senza fili (che andrà in scena dal prossimo febbraio a Roma al Teatro Brancaccio). Siccome nell’album del 1977 mancava una canzone dedicata a proprio a Lucignolo, è arrivata oggi e lo vede nei panni di un PR completamente allucinato, tanto da arrivare a dire che il suo “non è un mestiere, ma una vocazione”.
A Napoli 55 è ‘a musica è un talkin’ blues in cui Bennato ci racconta della sua infanzia, dalla nascita a Bagnoli in Viale dei Campi Flegrei 55 (“era scritto nei numeri, nel destino”), del suo spostamento da Napoli a Milano all’età di 18 anni per cercare fortuna nel mondo della discografia, cercando di farsi notare dai “padrini e padroni dell’industria del disco”, fino al successo, al momento in cui “il capo della lobby che conta ha detto sì e ha deciso che le mie canzonette potevano essere utili alla causa”.
L’ironia la fa da padrona nel rock de Al gran ballo della Leopolda, in cui viene inscenato un ipotetico dialogo tra Bennato e Pippo Civati, in cui discutono su chi dei due debba andare al “gran ballo” (“o tu senza invito / o io senza preavviso”), e alla fine il cantautore si propone di andare lui, a muso duro, a parlare con un Matteo, anche se “tra tutti e due / chissà chi è quello vero”.
E’ una macchina parte con un’atmosfera gospel, e racconta una sorta di amore-odio per la tecnologia, perchè ci può essere quella utile (“è una macchina appena inventata / e che forse può salvarti la vita”), ma spesso ciò che utilizziamo è superfluo (“è una macchina solo a tempo perso / è uno sfizio, senza lei fa lo stesso”) se non addirittura inutile e dannoso, fino ad arrivare ad una conclusione orwelliana (“è una macchina, non la ferma nessuno / è una macchina per il futuro”).
In Giro girotondo Bennato riafferma il concetto dell’uguaglianza tra gli uomini (“tutti sulla stessa barca / tutti della stessa razza / ma i cattivi sfortunatamente /sempre ai posti di comando”), e allora forse l’unica salvezza resta quella di ritrovare l’innocenza e la purezza dei bambini (“e a questa folle velocità / forse soltanto un girotondo / ci salverà”).
Col rock de Il mio sogno ricorrente il cantautore napoletano si mette nuovamente i panni di Peter Pan, ma rimanendo comunque coerente a se stesso e alla sua storia di “rinnegato” (“nel mio sogno ricorrente / mi diverto a volare / e quanto più mi danno addosso / tanto più c’è gusto a sgarrare”), e nonostante i divieti, i consigli a non rischiare, “continua a volare” sempre a modo suo.
Niente da spartire è un bel rock blues d’accusa, come sempre ironica, verso i tanti “finti buoni” che popolano il mondo della politica, e non solo (“tutto quello che dici non è quello che fai / tutto quello che sembri non è quello che sei”), puntando il dito contro gli “show delle buone intenzioni e dei buoni sentimenti”. E con la sua solita ironia provocatrice Bennato riesce a colpire tutti, a destra e sinistra, tirandosi fuori da giochi di potere e appartenenze politiche varie (“io sono uno squilibrato, un provocatore / affitto da frequenti manie di persecuzione / e tu un vero professionista, un buon esempio da seguire / tra di noi menomale, niente da spartire”).
C’è spazio anche per una canzone d’amore verso la sua Napoli con La mia città, e con la sua solità sincerità Bennato non può fare a meno di unire all’affetto anche una certa malinconia per le condizioni in cui versa il capoluogo campano (“dolce, incosciente, insidiosa, insolente / amara, ammaliante, miracolata, irriverente / ma è la mia città”), invitando i suoi concittadini ad una sorta di rivoluzione civica e civile per cambiare il destino del posto in cui vivono (“e domani chi lo sa / vedrai che cambierà / magari sarà vero  / ma non cambierà mai niente / se ci credo solo io”).
Zero in condotta è un rock tirato ambientato in un ipotetico futuro in cui c’è un controllo che impone un pensiero unico, ma il cantautore afferma ancora una volta di non volersi allineare al pensiero dominante, ma di sentirsi sempre fuori dal coro, sempre da “zero in condotta”, appunto.
Chiude l’album Non è bello ciò che è bello, brano scritto molti anni fa per Luciano Pavarotti, provato dal tenore modenese ma scartato all’epoca dalla casa discografica di Big Luciano. L’andamento del brano è anche qui molto rossiniano, sullo stile di Dotti, medici e sapienti di Burattino senza fili, ed è un divertissement sui vari proverbi e modi di dire che ha la nostra lingua  (“non è bello ciò che è bello / ma è bello ciò che piace / sembra un gioco di parole / ma è la santa verità. / Perchè al cuor non si comanda / e non serve la ragione / perchè ognuno ha le sue lune / la sua stella da afferrar”).
In definitiva siamo di fronte ad un bell’album, in pieno stile “bennatesco”, con la sua classica accoppiata chitarra acustica-armonica, nello stile rock-blues che da sempre contraddistingue il cantautore napoletano e la solita ironia sferzante che non fa prigionieri, ma colpisce tutti indistintamente.
Meritano una citazione particolare Povero amore, La calunnia è un venticello, Niente da spartire, Il mio nome è Lucignolo.
Un disco che ha qualcosa da dire, e di questi tempi è già una rarità. Se poi lo dice anche con un ottimo stile, siamo davanti davvero ad un bel lavoro.

Per approfondimenti sul tema generale sull’album e sulle singole canzoni potete leggere direttamente cosa ci ha raccontato Bennato durante la presentazione del disco.

Tracklist
1. Pronti a salpareEdoardo Bennato - Pronti a salpare
2. Io vorrei che per te
3. Povero amore
4. La calunnia è un venticello
5. Il mio nome è Lucignolo
6. A Napoli 55 è ‘a musica
7. Al gran ballo della Leopolda
8. E’ una macchina
9. Giro girotondo
10. Il mio sogno ricorrente
11. Niente da spartire
12. La mia città
13. Zero in condotta
14. Non è bello ciò che è bello

YouTube / EdoardoBennatoVEVO – via Iframely

  • Matteo Billi

    Povero amore, La mia città e Zero in condotta non sono brani inediti ma già presenti in album precedenti. Questo per la precisione.